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Il
castello di
Scilla
è ritenuto da molti il più bel castello della Calabria, non tanto per la
struttura in sé quanto per l'importanza storica e soprattutto mitologica,
oltre che per la bellezza del luogo.
Dall'alto
del castello a volte si avverte quel latrare che
"
..non par altro che un
guaiolar
perenne di lattante cagnuol" del mostro a sei teste o
quel canto lamentoso e ammaliante delle sirene, a seconda dell'intensità
del flusso e riflusso dell'acqua del mare che entrando od uscendo dalle
cavità sottomarine, che sono alla base della roccia, provocano quel
fragore, quei rimbombi sordi, lontani, cupi, lamentosi, che, appunto,
alimentavano, presso gli antichi popoli,
arcane leggende.
"... disotto
ha molti scoglietti l'uno dall'altro spaccati, sotto i quali sono assai
luoghi cavernosi, ove con gran furia entrandovi le procellose onde
marine, impingendo ne' detti scoglietti, spezzandosi, ne sono cagionati
gran rimbombi, strepiti, i quali uscendo da quegli stretti luoghi, sono
rappresentati all'orecchie de gli ascoltanti, a quisa de' latrati de'
cani, ululati de' lupi, strida d'altri animali, La onde da queste voci,
strida, figure, pigliarono i poeti occasione di finger le volgar favole1".Esso
si trova a pochi km da Reggio Calabria , risalendo la costa, presso
l'imbocco
dello Stretto di Messina, situato sulla mitica rocca di Scilla.
Le
sue origini sono incerte, secondo alcuni di età sveva, per altri di
impianto normanno.
Però
è logico pensare che la prima fortificazione della rupe risale ai
Tirreni,
i pirati che la utilizzarono come sicuro nascondiglio dei tanti bottini o
ai tiranni reggini che la utilizzarono per combattere tali pirati.
Il
castello è rimasto come un grande retaggio da valorizzare mediante
opere che gli possano donare una vita di civiltà adeguata alla evoluzione sociologico-culturale del nostro tempo.
Purtroppo gli
scavi iniziati alcuni anni fa sono
stati sospesi anche se le prime operazioni di scavo avevano messo in luce
stanze e cunicoli, dove sono stati rinvenuti scheletri umani e una scala.
Occorre
che tali scavi siano continuati per identificare il piano nobile, le cui
sale potranno essere affrescate, anche se non vi si ritroverà quella
ricchissima pinacoteca fondata da Don Tiberio Ruffo, dotata di
centinaia di quadri di enorme valore artistico.
Nel corso
dei secoli,
pian piano, la rupe divenne una
valida fortezza. Lo dimostrò nel III sec. a.C. quando, alleata dei romani, offrì
una valida difesa respingendo gli assalti dei
Punici e dei loro alleati i Bruzi.
Nel
42 a.C., ad
Augusto
il porto di Scilla "..offrì
opportuno rifugio per sfuggire alla pressione di Pompeo".
In seguito Ottaviano, che nel frattempo si era disfatto dei rivali
politici, riconoscendo a Scilla un importanza strategica, decretò che
venisse maggiormente fortificata.
Nel
1060, il castello di Scilla, fortificato com'era, resistette a lungo ai
normanni di
Roberto e Ruggero il Guiscardo quando questi avevano già sottomesso
tutti i castelli della Calabria, si
arresero solo per fame.
Nel 1255,
per ordine di Manfredi, Pietro Ruffo fortificò ulteriormente le rocca a
cui assegnò un presidio.
Nel
1421 un De Nava, cavaliere di Alfonso D'Aragona, prese possesso della
Rocca di Scilla trasformando il preesistente convento in castello che
con le sue fortificazioni divenne un valido centro di resistenza.
Nel
1533 Paolo Ruffo, acquistò dal cognato Gutterra De Nava il castello, lo
fortificò ulteriormente, restaurando anche il palazzo feudale.
Con
il Trattato dell'Aia passò agli austriaci che lo fortificarono in
quanto ritenuto punto strategico.
Fu
danneggiato dal sisma del 1738.
In età
napoleonica fu conteso a cannonate, da francesi e inglesi, per poi nel febbraio 1808, essere
abbandonato dai francesi.
Fu conteso
ancora, nel 1860, da borboni e garibaldini.
Negli
anni 1970-80 ospitò un ostello della gioventù. Recentemente è stato
restaurato.
Un
ponte consente l'accesso alla fabbrica, il cui ingresso principale è
caratterizzato da un portale in conci di pietra sormontato dallo stemma
dei Ruffo e dalla lapide che ricorda il restauro cinquecentesco.
Dotato di
prigioni ubicate nella cantina e di sotterranei non più praticabili, il
Castello essendo stato dimora di una delle più potenti famiglie
del regno possiede ampi saloni che ospitavano una collezione di quadri,
fondata da Tiberio Ruffo ed una armeria con archibugi in oro e argento,
provenienti da Roma e da Vienna. |