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Il castello |
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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia |
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Il castello è rimasto come un grande retaggio da valorizzare mediante opere che gli possano donare una vita di civiltà adeguata alla evoluzione sociologico-culturale del nostro tempo. Purtroppo gli scavi iniziati alcuni anni fa sono stati sospesi anche se le prime operazioni di scavo avevano messo in luce stanze e cunicoli, dove sono stati rinvenuti scheletri umani e una scala. Occorre che tali scavi siano continuati per identificare il piano nobile, le cui sale potranno essere affrescate, anche se non vi si ritroverà quella ricchissima pinacoteca fondata da Don Tiberio Ruffo, dotata di centinaia di quadri di enorme valore artistico. |
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Nel corso dei secoli, pian piano, la rupe divenne una valida fortezza. Lo dimostrò nel III sec. a.C. quando, alleata dei romani, offrì una valida difesa respingendo gli assalti dei Punici e dei loro alleati i Bruzi. Nel
42 a.C., ad
Augusto
il porto di Scilla "..offrì
opportuno rifugio per sfuggire alla pressione di Pompeo".
In seguito Ottaviano, che nel frattempo si era disfatto dei rivali
politici, riconoscendo a Scilla un importanza strategica, decretò che
venisse maggiormente fortificata. Nel
1060, il castello di Scilla, fortificato com'era, resistette a lungo ai
normanni di
Roberto e Ruggero il Guiscardo quando questi avevano già sottomesso
tutti i castelli della Calabria, si
arresero solo per fame. |
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Nel 1255, per ordine di Manfredi, Pietro Ruffo fortificò ulteriormente le rocca a cui assegnò un presidio. Nel
1421 un De Nava, cavaliere di Alfonso D'Aragona, prese possesso della
Rocca di Scilla trasformando il preesistente convento in castello che
con le sue fortificazioni divenne un valido centro di resistenza. Nel
1533 Paolo Ruffo, acquistò dal cognato Gutterra De Nava il castello, lo
fortificò ulteriormente, restaurando anche il palazzo feudale. Con il Trattato dell'Aia passò agli austriaci che lo fortificarono in quanto ritenuto punto strategico. |
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Fu danneggiato dal sisma del 1738. Fu conteso a cannonate, in età napoleonica, da francesi e inglesi, per poi, nel febbraio 1808, essere abbandonato dai francesi. Fu conteso ancora, nel 1860, da borboni e garibaldini. Negli
anni 1970-80 ospitò un ostello della gioventù. Recentemente è stato
restaurato. Un
ponte consente l'accesso alla fabbrica, il cui ingresso principale è
caratterizzato da un portale in conci di pietra sormontato dallo stemma
dei Ruffo e dalla lapide che ricorda il restauro cinquecentesco. Dotato di prigioni ubicate nella cantina e di sotterranei non più praticabili, il Castello essendo stato dimora di una delle più potenti famiglie del regno possiede ampi saloni che ospitavano una collezione di quadri, fondata da Tiberio Ruffo ed una armeria con archibugi in oro e argento, provenienti da Roma e da Vienna. |
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