Costituito
il Regno d'Italia, il castello non fu necessario più
che funzionasse da piazza d'armi.
Durante
il terremoto del 1908 furono demolite circa 1600 case.
Anche le chiese
furono quasi totalmente distrutte; rimase aperta al culto, sebbene
gravemente lesionata, solo la chiesa di
Spirito
Santo.
I
maggiori danni del terremoto furono concentrati nei quartieri di San Giorgio
e
Chjanalea;
anche
Marina
Grande subì gravi danni. Il castello venne demolito in alcune
parti per via dei danni subiti.
Crollò, invece,
la
chiesa dell'Immacolata.
Anche
il
porto,
costruito tra il 1898 e il 1908, fu gravemente danneggiato.
Nel
1943 i bombardamenti americani colpirono abitazioni private e la chiesa di
Spirito Santo.
Tra
il 1952 e il 1956 venne costruito l'ospedale "Scillesi d'America.
Il
castello è rimasto, oggi, come un grande retaggio da valorizzare, mediante
opere che gli possano donare una vita di civiltà adeguata alla evoluzione sociologico-culturale del nostro tempo.
Per
alcuni anni, esso ospitò un "Ostello della gioventù", .
Gli
scavi iniziati alcuni anni fa sono
stati sospesi.
Finora le prime operazioni di scavo hanno messo in luce
delle stanze e dei cunicoli, dove sono stati rinvenuti scheletri umani,
oltre una scala.
Occorre
che tali scavi siano continuati per identificare il piano nobile, le cui
sale potranno essere affrescate, anche se non vi si ritroverà quella
ricchissima pinacoteca fondata da Don Tiberio Ruffo e dotata di
centinaia di quadri di enorme valore artistico.
Di essa scrisse il professore Alfonso Frangipane in un articolo pubblicato
sulla "Tribuna" del 6 ottobre 1934.
Ivi, affermava che nel
castello si trovavano opere di grandi artisti come Rubens,
Tintoretto, Paolo Veronesi, Mattia Preti, Ribera, Giordano, Baldassare
Del Caro, Luca Forte, Conca, Matteo Stromer, cav. d'Arpino, il messinese
Letterio Paladino, Coppolan (quadri di battaglie).
Vi si trovava,
inoltre, una ricchissima raccolta di quadri di frutta e fiori dei
maggiori specialisti, dal Ruoppolo a Paolo Brill, dal Rocco
all'Agricola.
Il
figlio, don Guglielmo, anche lui amante dell'arte, aveva arricchito la
raccolta con vedute di Scilla, paesaggi e costumi locali e con quadri
del tedesco Ludovico Agricola.
Oltre
alla pinacoteca, esisteva una rilevante armeria con parecchi archibugi
guarniti d'oro e di argento, fabbricati a Roma e a Vienna: insomma un
tesoro inestimabile.
Questo
tesoro forse è rimasto sepolto nelle celle sotterranee dirupate del
castello o molto più probabilmente sarà stato trasferito a Napoli,
dove vissero parecchi membri della casa Ruffo.