|
La
via Popilia nei pressi di Solano.
La via Popilia,
proveniendo da Vibo Valentia, passava per Tauriana e proseguiva per Seminara, nei pressi dei Piani della Corona, da Solano scendeva per
guadare la fiumara di Favazzina presso il passo Tremusa indi risaliva
verso le omonime grotte raggiungendo la “Statio ad Mallias”.
Qui ripiegava verso lo
stretto attraversando la parte alta a nord nel territorio di Fiumara.
Raggiunto Campo-Santa Lucia si divideva in tre braccia: uno
verso l'imbarco di Cannitello (ad columna); il secondo verso l'imbarco
di Catona (ad statuam); il terzo attraversava a fiumara di Telese
(torrente Catona) nei pressi di Santo Cono di Rosalì e giungeva al nodo
di Modenella dove si diramava in tre direzioni: una dirigeva a Reggio
Calabria; la seconda verso la fortezza di Arghillà; infine, la terza
verso Calanna.
Nel 132 a.C. la
magistratura romana autorizzò la costruzione della strada per
congiungere stabilmente Roma con la "civitas foederata Regium" estrema
punta della penisola e affacciarsi, così , sullo stretto di Messina. Ad
iniziare tale opera fu il console Lucio Popillius Laenas e fu portata a
termine dal pretore T. Annius Rufus, motivo per il quale fu chiamata
anche via Annia. La via consolare univa Capua, dove formava un bivio con
la via Appia, a Reggio Calabria.
Le principali stazioni
indicate nel "cippo
di Polla", partendo da Capua erano: Nuceria, Moranum,
Cosentia, Valentia, ad fretum, ad statuam, Regium.
Per duemila anni fu
l'unica via di comunicazione possibile.
Col tempo e senza manutenzione diventò impraticabile per buona parte
dell'anno, contribuendo così a quell'isolamento cui fu costretta la
Calabria per molti secoli e potrattosi fino all'arrivo dei francesi del
Murat, nel 1805.
Scilla era raggiunta
da due rami secondari della via Popilia. Mentre era interessata
all'attraversamento nella parte alta del suo territorio verso Melia. |