|
La
religiosità
La
leggenda dell’aquila si identifica con Scilla, dolce e materna,
generosa e gentile, che esalta il più profondo dei sentimenti umani
determinando serenità in ogni essere coinvolto nel comune dramma
esistenziale.
In epoca cristiana, gli scillesi, trasportarono sul piano religioso la
leggenda, rivolgendo un
grande culto alla Vergine Madre, Maria Immacolata.
Questo
culto è stato da sempre profondamente sentito, infatti, Scilla fu uno dei
primi centri del Reggino che abbracciò la nuova religione cristiana,
subito dopo la venuta di
San
Paolo a Reggio.
Quivi
secondo una leggenda davvero emblematica, la colonna, che reggeva la
candela, si accese a sua volta, per consentire all'Apostolo di diffondere
il messaggio cristiano tra Reggini, ancora pagani.
Chiesa
della SS Immacolata
Già
in età paleocristiana, gli scillesi costruirono il luogo del culto. Lo
testimoniano alcuni fogli di evangeliaro redatti in lingua greca,
rinvenuti dal Can. Minasi e da lui affidati al Museo di Reggio, e un
quadro, sicuramente bizantino, che, in seguito, rimaneggiato, perdette
l'autenticità, denominato
La Madonna
della porta.
La
Chiesa fu intitolata, sembra nel V secolo, alla Madonna
d'Itria o di Odegitria, secondo un titolo largamente usato a
Costantinopoli e più tardi alla Vergine Immacolata.
Posta
alla confluenza dei tre quartieri scillesi, San Giorgio, Chjanalea e
Marina Grande, la Chiesa occupò sempre la "Mesa", cioè
il
punto di mezzo,ciò che sembra volesse significare questo
termine nel Medioevo.
Tale
sito è dei più opportuni oltre che dei più suggestivi. Si
gode, d'ambo i lati, quell'incantevole panorama che rende Scilla
particolarmente deliziosa.
Abbellita
dai padri basiliani, che abitavano nel monastero sulla rocca, fu
successivamente eletta a parrocchia da parte dei Normanni
Parecchie
volte danneggiata, fu ricostruita sempre più bella, e, per l'aiuto
finanziario della pia principessa Giovanna Ruffo, nel 600, divenne una
delle più belle e ricche chiese della Calabria, per dovizie di marmi
preziosi intarsiati, scolpiti, che ornavano le pareti e gli altari.
Una
epigrafe marmorea che stava sulla porta centrale della Chiesa, prima che
fosse ulteriormente demolita, precisa che, distrutta per ben tre volte,
essa era stata ricostruita ancora nell'anno 1825 e completata nell'anno
1877. Purtroppo il nuovo disastroso terremoto, del 28 dicembre 1908,
tornò a danneggiarla gravemente ancora una volta.
Perché fosse
ricostruita occorse attendere che un Arciprete molto solerte e
coraggioso, quale fu Don Santo Bergamo, dedicasse tutto il suo personale
impegno per riuscire nell'impresa che aveva scoraggiato molti. E la
chiesa fu ricostruita anche se al rustico;
si poté, così, aprire al culto.
Elevato,
di lì a poco, alla dignità di Vescovo come suo primo atto, monsignor
Bergamo, consacrò alla nostra e sua Chiesa una lapide marmorea con
iscrizione, posta a destra di chi vi entra,
che
ricorda l'evento del 1 febbraio 1970.
Successivamente
è stato completato il restauro sia interno che esterno.
Chiesa
di San Rocco
Anche
la peste fece la comparsa a Scilla e allora si dette inizio al grande
culto per San Rocco. Per la sua protezione gli abitanti si sentivano
risparmiati. Questo Santo Pellegrino fu proclamato Protettore del Paese
soprattutto in seguito ai prodigiosi miracoli ottenuti.
Si
costruì, per onorarlo, una bella Chiesa; s'importò, sembra da Venezia,
una statua di marmo pario e piccole parti ossee del suo corpo santo, si
istituirono i festeggiamenti solenni, fissati per la seconda metà di
agosto, essendo il 16 di tale mese la ricorrenza liturgica.
L'edificio
è posto sul luogo dove nel 1424 Giovanna Ruffo fece costruire una delle
tre case religiose di Scilla, davanti all'odierna piazza principale di
Scilla.
La prima costruzione venne distrutta dal sisma del 1783 e poi
riedificata finché il terremoto del 1908 non la danneggiò nuovamente.
Per
esaltare le sue eccezionali virtù caritative, la fantasia popolare si
sbrigliò nel creare leggende e riferire eventi miracolosi intorno alla
persona del potentissimo Taumaturgo, il tutto tramandato con molta
devozione, è vivo anche oggi.
Nel proprio linguaggio dialettale compose
le preci da cantare in Chiesa e in processione per impetrare dal Santo
le sospirate grazie.
"Santu Roccu
pensici tu!" è l'invocazione di chi si trova nella tribolazione e ha
fede di uscirne
Ogni
scillese trova in fondo al suo cuore un richiamo al bene che San Rocco
rappresenta. Ogni persona che sente di essere stata miracolata
manifesta la propria gratitudine al Santo rimanendo in preghiera, in
Chiesa, per buona parte della giornata del 16 agosto.
Quindi partecipa
alla processione portando un cero acceso
"a 'ntorcia". E le fiammelle
sono tante che la processione già di per se stessa solenne, diviene
maggiormente suggestiva.
La chiesa di San Rocco fu costruita e mantenuta
dai contadini e dai mulattieri.
Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo
La chiesa
fu costruita e mantenuta dalla devozione dei marinai. L'origine della
costruzione risale al 1730; in seguito subì vari danni anche a causa del
grande sisma del 1783; fu riedificata alla fine del XVIII secolo.
Fortemente danneggiata dal nuovo terremoto del 1908 fu ricostruita
mantenendo l'antica configurazione.
La chiesa è collocata al centro del quartiere di
Chjanalea.
All'interno si trovano pregevoli tele, quivi collocati dopo la
distruzione della chiesa di Santa Lucia, a causa del sisma del 1783, ed
un crocefisso ligneo del '700.
Chiesa
di Spirito Santo
Anche
questa chiesa
fu costruita e mantenuta dalla devozione dei marinai. La sua costruzione
risale al 1752, ad opera "dell'architetto scillese sacerdote Bandiera".
In seguito fu più volte ricostruita.
Questa chiesa ospitava la confraternita di Spirito Santo che
padre Russo attribuisce, appunto, al ceto dei marinai.
Oggi
conserva quei caratteri settecenteschi che imprimono una certa rilevanza
architettonica e storica.
La chiesa si trova nel quartiere di
Marina
Grande quasi proprio sotto il castello.
All'interno particolare rilievo assumono i marmi policromi, il coro ligneo,
l'organo e alcune tele.
Chiesa
di San Giuseppe
Risalente
al periodo dell'insediamento dei Padri minimi crociferi nel
secolo XVI. Si trova proprio all'inizio, lato nord di
Chjanalea.
Caratteristica
è la volta a crociera dell'ingresso; essa è a testimonianza
dell'intero impianto monastico andato distrutto nel 1783, di cui
rimase, appunto, solo la
chiesetta
di San Giuseppe che, sebbene, abbia subito vari danni nel
1908, conserva ancora elementi architettonici di rilevanza, come il
portale in marmo del XVI secolo e la volta di laterizio a vista (loggia)
nella zona d'ingresso. |