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Lo Xifhias (pescespada)

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Lo Xiphias

Ogni anno, a cominciare dal mese di aprile, fino a tutto giugno, il paese diveniva un meraviglioso scenario naturale di una rappresentazione drammatica, viva e spontanea, i cui attori erano i marinai, “scelti garzon” come li qualifica il Vitrioli, e spettatori la gente del paese.

Le vedette venivano dislocate tradizionalmente in dodici postazioni, dette "poste": "Turri”, "Pitreddha”, "Sangrioli”, "Acqua i Porci”, "Pascì”, "u Casteddhu”, "a Nunziata”, "'u Livitu”, '"a Tonnara”, "Rusticu”, "Sarpantara”.

In ciascuna di esse stava un marinaio di vista acuta e di voce sonante, detto "u bandiaturi".

Appena avvistava il pesce, si scalmanava agitando una pezzuola bianca tenuta in mano, freneticamente  gridando, con  quanto fiato aveva in gola, per segnalare, ai marinai del lontre, la presenza del pesce e la direzione verso la quale esso si dirigeva: "Va iusu, va! Va susu, an terra va! Va susu, va, e fora va! Appà!", a seconda che il pesce si dirigesse verso destra o verso sinistra, verso la spiaggia o verso il largo.

 

Il "falerotu" frattanto, seduto in cima al "faleri", l'antenna piazzata al centro del "luntri", cercava anche lui di individuare la posizione del pesce e, comunicandolo alla ciurma di robusti rematori, rivolgeva i comandi in modo concitato: "Arria tundu a paleddha, arria tundu lu stremu!" a seconda che il lontre dovesse indirizzarsi verso sinistra o verso destra; e ancora in modo più concitato e frenetico, se il pesce era vicino: "Voca, voca tutti i paleddhi, e tuttu paru, tuttu paru!" se il lontre doveva dirigersi in linea diritta.

Frattanto il lanciatore, "u llanzaturi" sul falere posto a poppa teneva pronta l'asta,  per infilzare il pesce. Il momento diveniva emozionante. Tutti vi partecipavano gli uni per catturare la preda colpendo il pesce, gli altri per soddisfare la propria aspettativa, assistere alla vittoria del lanciatore e alla cattura del pesce.

Tutti erano soddisfatti allorché il lanciatore attuava il lancio mortale:

... Da lunge intanto

 A piombo avventa, e ne trapassa il pesce

Oramai il pesce è colpito a morte e il Poeta esprime così questo momento:

... in mezzo l'onde

Si dimena lo Xiphia, e in vari dal corpo

Di sferrar l'alta lancia si affatica:

Sta la punta mortal nel corpo infissa!

La punta è costruita in modo tale da aprirsi ad alette uncinate che affondano sempre più nelle carni del pesce a misura ch'esso si dimena.

Una volta colpito, non ha più possibilità di salvarsi, di sottrarsi alla fatale morsa.

Perciò

 Finchè dal corso stanca, ed a gran pena

Il miagato pel mar dosso traendo,

Sosta, e col sangue anco la vita esala...

 La battaglia è vinta. La ciurma può ringraziare il Santo protettore.

 

 

 

 Sk

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