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Ottenuta licenza dal dio impietosito,
l’aquila abbandonò l’Olimpo alla disperata ricerca dei suoi piccoli.
In vista della costa calabra del Tirreno
l’aquila, stanca per il lungo volo, decise di posarsi sulla
scogliera di Scilla al fine di riacquistare le forze necessarie per
riprendere l’affannosa ricerca dei piccoli.
Pur tuttavia, nel discendere in picchiata
sul mare, l'infallibile istinto materno guidò l’aquila verso il
luogo dove erano precipitati i suoi figli.
Ormai rassicurata dalla loro presenza, la
sventurata madre dimenticò ogni prudenza e, fiera del felice esito
delle sue ricerche, osò disprezzare la potenza di Giove.
Il padre degli dei, udite le parole
sprezzanti dell’aquila, volle punirne la superbia scagliandole
contro un dei suoi terribili strali.
Il fulmine colpì le grandi ali del rapace,
squarciandone il ventre e l’incauta madre precipitò con gran fragore
sulla sponda del mare, modellando con la sua caduta la sagoma
naturale di quel tratto, che acquistò l’odierna e caratteristica
forma “a sella”.
Difatti il corpo dell’aquila diede
vita all’imponente promontorio che funge da naturale asse di
simmetria della cittadina, il capo originò la testa del crinale che
precipita bruscamente in mare, mentre le formidabili ali del rapace,
rimaste inchiodate a terra, si confusero con essa determinando i due
opposti archi di costa che si snodano ai piedi del crinale, in
direzione nord-sud.
La leggenda narra anche di come
Giove, impietosito dal grande terrore che aveva colto gli aquilotti
all’udire l’orrendo fragore della caduta materna, trasformò i
piccoli rapaci in scogli.
In tal modo i piccoli si ricongiunsero
finalmente alla loro sventurata madre e la grande aquila regale,
felice di aver finalmente ritrovato i suoi aquilotti, tenera e
amorevole ancor oggi stende le ali verso di loro, nell'atto di
proteggerli.
Nello specchio di mare antistante la
riviera di Scilla, frequentato ancora nelle epoche più remote da
creature quasi favolose come le balene e in apparenza sereno fra
“rema montante” e “rema scendente”, ma pronto ad improvvisi
tradimenti di gorghi, correnti e burrasche, sono sorte numerose
leggende, che traggono linfa vitale dalla natura tormentata della
selvaggia scogliera sulla quale si distende la splendida cittadina
di Scilla. |