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Miti: flussi e riflussi

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 Ulisse

 

 

  

  

 

        

 

All’arrivo dei primi navigatori greci risale la nascita dei “nóstoi”, ovvero i racconti del ritorno di Ulisse da Troia che, con l’Odissea, divengono patrimonio comune dell’umanità.

L’alta e minacciosa scogliera, coronata da scogli insidiosi, le forti correnti, i pericolosi vortici marini, le tempeste di vento che si abbattono sulla costa, nel provocare infiniti naufragi, diventano presto simboli del Male stesso, che affligge inesorabilmente l’uomo.

Oggi non fa più mistero il flusso e riflusso delle acque di questo tratto di mare, segnato dallo straordinario sprofondare e ritornare delle onde marine, che generano un gioco millenario d’incontro-scontro delle acque del mar Jonio e del mar Tirreno.

La diversa intensità e velocità di corrente è, infatti, causa dei pericolosissimi vortici che spesso rendono ardua la navigazione di questo tratto di mare.

Inoltre studi avanzati e scavi recenti sembrano confermare la reale presenza sotto la terra scillese di una gigantesca grotta naturale, soggetta a pressioni fortissime e con estromissione e intromissione di acqua marina.

Tali fenomeni sono, dunque, la causa del forte risucchio per il quale le navi degli antichi navigatori si sfracellavano contro la scogliera.

D’altro canto gli studi moderni offrono risposte scientifiche anche in merito al misterioso suono che echeggia in questo tratto di costa e che gli antichi attribuivano al canto ammaliante delle sirene.

 
 

In base a nuove scoperte, infatti, l’enorme grotta naturale sembra collegarsi, tramite una serie di cuniculi naturali, ad altre grotte minori, le cui bocche per la forte pressione delle acque generano correnti d’aria che ci regalano l’armonioso e mitico canto.

Il mondo antico, che non possedeva ancora certezze, leggeva in questi fenomeni volontà sovraumane e malefiche, pronte a colpire i navigatori imprudenti che osavano sfidare le forze del mistero.

L’alone di mistero che circondava questi fenomeni naturali ossessionava le menti dei marinai che frequentavano questo tratto di mare, alimentando nuove fantasie dall’odore di sangue e di morte, che celebravano la tragedia di Scilla costretta in una condizione di mostruosità dalla perfida Circe.

E’ così che il mito del «Monstruum Scyllaeum», flagello delle misere genti, si colora di nuove terribili immagini e la creatura mostruosa da vittima innocente, indotta alla perfidia dalla sorte avversa, diviene essa stessa strumento del Male, maturando a sua volta nei confronti di Circe una terribile vendetta.

La vendetta del mostro è consumata nei confronti di Ulisse, protetto dalla maga e costretto durante il suo travagliato ritorno ad Itaca ad attraversare con la sua nave il passo tra le due coste sorvegliato da un lato da Scilla, e dall’altro dall’orribile Cariddi, un mostro intento senza posa ad ingoiare e rigettare i flutti del mare.

 
 

“Scilla non è malanno mortale, è prodigio immortale, contro il quale non puoi lottare», è il monito con il quale Circe si accomiata da Ulisse, ormai deciso a partire con i suoi compagni per tornare all’amata Itaca.

Il mito ha ormai assunto la dimensione metafisica del conflitto tra l’uomo e il Male, di cui il mostro è incarnazione, vulnerabile ma immortale, viva Natura che si scatena associata al mistero stesso dell’Essere, al Caos e alla divinità.

Per Ulisse evitare il mostro, orrore irreparabile che sta nello strato più profondo e primigenio della psicologia umana, vuol dire evitare se stesso.

Ed è per questo motivo che l’eroe greco, nonostante gli ammonimenti della maga, osa sfidare la potenza sovrumana di Scilla, imboccando con la sua nave lo Stretto.

Ed è ancora per questo motivo che l’astuto Ulisse, mentre forte dei consigli di Circe riesce a non lasciarsi incantare dal melodioso canto delle Sirene turando con la cera le orecchie dei compagni e facendosi egli stesso legare all'albero della nave per resistere alla malìa, al tempo stesso non può evitare lo scempio compiuto da Scilla sui suoi uomini e assiste impotente al sacrificio straziante di sei di essi, divorati dalle mostruose bocche del mostro.

 

 

 

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