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La leggenda, infatti, vuole che
Ulisse, spintosi con la nave troppo vicino agli scogli di Scilla per
allontanarsi dai gorghi di Cariddi, precipiti in mare e dopo aver
assistito imbelle alla morte dei suoi compagni d’avventura, riesca a
scampare alla tragedia soltanto per l’intervento e la protezione
concessagli da Crateide, madre di Scilla, dall’eroe greco invocata
dietro suggerimento di Circe.
Ed è soltanto grazie a questo
provvidenziale intervento divino che il destino lo sceglie a
salvarsi.
Difatti Ulisse, rigettato contro gli
scogli dal flusso di Cariddi, al posto di raggiungere la terra,
eletta ad avamposto per l’avvistamento delle navi d’assaltare e
depredare dai feroci pirati Tirreni, s’aggrappa ad un fico selvatico
in attesa che il
riflusso delle onde gli restituisca la chiglia della nave
ingoiata dai flutti.
Al lume dei tanti miti che colorano
suggestivamente le splendide insenature naturali ai lati del
promontorio di Scilla, poeti, scrittori e pittori hanno cantato le
lodi di questa terra, lasciando una traccia indelebile nella nostra
memoria. |