Parte di tali disegni egli affidò al cugino Mariano Bova, valente incisore, anche lui
scillese.
Queste
stampe furono commentate dallo stesso Padre Minasi e, nel 1970,
pubblicate sulla
rivista "Brutium". Inoltre hanno fatto da soggetto al volume:
"La specola del filosofo; Natura e storia nelle incisioni di
Antonio Minasi" di Ilario Principe.
Alle
raffigurazioni antiche e alle stampe del mondo moderno è da aggiungere
una bella fioritura di opere pittoriche del nostro tempo.
Il
pittore Renato Guttuso dette
origine a un movimento artistico, durante gli anni 49/50, denominato
"Scuola di Scilla" con sede a
Chianalea.
Anche se ebbe vita breve, essa diffuse il gusto di un equilibrato
realismo, espresso nelle opere allora prodotte.
A
questo movimento presero parte Saro Mirabella, allora assistente
di Guttuso, Giovanni Omiccioli, lo scultore Giuseppe Mazzullo.
Vi aderì anche lo scillese Giuseppe Marino.
Questo movimento
diede origine a una copiosa e cospicua produzione di opere
pregevolissime, tutte dedicate al paesaggio scillese, al suo mare, alla
sua gente.
Ad
essi si unì il pittore Vincenzo Ciardo, che
realizzò parecchie opere, apprezzate e premiate in varie mostre.
Tra
i dipinti di Guttuso sono da ricordare quelli della Chianalea, di una
Chianalea trasognata, soffusa di una luce di eccezionale efficacia.
Da
ricordare una drammatica raffigurazione di cercatori di granchi, resi
come un groviglio umano attaccato agli acuminati scogli di Chianalea.
Mirabella
soggiornò a lungo tra Scilla e
Melia.
Di tale suo soggiorno sono testimonianza molte produzioni pittoriche
della nostra Marina Grande, con barche e marinai che si preparano per la
pesca, in vista dell'imboccatura dello Stretto: una bella
Chianalea
con la visione dell'intero panorama che abbraccia Bagnara, i Piani della
Corona, e giunge a Sant'Elia con la sottostante cittadina di Palmi; Case
a Scilla in vista del mare; il lavoro dei "cufinettari", dei
rammagliatori di reti sulla spiaggia; il secolare uliveto di Nasiti,
alla Melia, con tronchi e rami tutti contorti a simboleggiare il peso
della fatica dei coltivatori; e un altro tratto dello stesso uliveto,
dove figurano le raccoglitrici di ulive chine a terra.
Omiccioli,
uno dei maggiori innamorati di Scilla, vi soggiornò a lungo e a varie
riprese, anche quando il sodalizio della Scuola di Scilla si era
spezzato.
Nello
stesso periodo fecero altrettanto Ugo Ortona e Giovanni
Colacicchi, riproducendo aspetti particolari di Scilla. di cui si è
fatto interprete, in modo eccezionale, il compianto scillese Giuseppe
Marino.
Tutte
interessanti e pregevolissime le sue opere, con qualunque tecnica siano
realizzate, ma sopra ogni altra sono gli acquarelli riproducenti la
magia di Scilla, i quali raggiungono una delicatezza e finezza
impareggiabili.
Tra
tutte le opere riproducenti singolari aspetti di Scilla, occorre
ricordare quelle di Mario Benedetto e del fratello Agostino,
di Raffaella Macri, di Pino Romanò, di
Gina Bellantoni,
che si serve di una tecnica particolare; di Carmine Pirrotta.
Artisti tutti scillesi molto apprezzati anche nelle manifestazioni
estere, il cui nome figura nei cataloghi ufficiali d'arte, mentre le
opere di alcuni di essi sono presenti in molti musei esteri.
Negli
anni ottanta e novanta l'artista veronese,
Renato
Molinarolo, divenuto grande ammiratore di Scilla, ha
illustrato con la viva espressione dell'arte, l'incanto del paesaggio scillese in una nuova serie di personali artistiche interpretazioni.
Anche
il nostro Webmaster,
Nino
Calarco, ha dato il suo contributo esponendo una sua
personale di oli su tela sui
paesaggi
scillesi presso la Sala Consiliare del Comune di Scilla,
madrina d'eccezione: la compianta
Clara
De Franco.
Un
gruppo di scillesi, coordinati da Sarino Cardona, hanno coniato
una moneta al Centro Numismatico di Milano «Euronummus».
Da una parte è incisa Scilla vista dalla Marina Grande, con il castello,
la Chiesa Madre, un gruppo di case, il mare, una barca, un ombrellone
sulla spiaggia.
Nel retro, porta lo stemma del Paese: la mitica Scilla biforme, metà
gentile fanciulla, metà con due code di pesce, rivolte verso su, e in
alto la corona nobiliare.