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 Gina Bellantoni
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Tra il XVII e il XIX secolo, parecchi viaggiatori francesi, inglesi, tedeschi  percorsero l'Italia fino all'estremo Sud, in genere accompagnati da un disegnatore, quando non erano disegnatori essi stessi, come Edward Lear.

Illustrarono le loro impressioni, i ricordi, le descrizioni delle località visitate che adesso costituiscono una interessante produzione di stampe.

Moltissime di esse sono dedicate a Scilla, il cui paesaggio inconfondibile è stato descritto nelle loro opere, in uno con scorci di vita interessanti.

Ricordando l'opera degli stranieri in tal campo, occorre ricordare quella che compì un grande Scillese, Padre Antonio Minasi dell'ordine dei Domenicani.

Su incarico del papa Clemente XIV, che voleva arricchire di fossili e minerali il museo Pio Clementino, viaggiò per cercarli lungo tutto il Regno di Napoli.

 

Si fece accompagnare dal disegnatore olandese Fortuyn, poi sostituito dal Rulli.

Durante tale viaggio, il Minasi ebbe cura di far disegnare i paesaggi più interessanti, tra i quali quelli del suo Paese.

Parte di tali disegni egli affidò al cugino Mariano Bova, valente incisore, anche lui scillese.

Queste stampe furono commentate dallo stesso Padre Minasi e, nel 1970, pubblicate sulla rivista "Brutium". Inoltre hanno fatto da soggetto al volume: "La specola del filosofo; Natura e storia nelle incisioni di Antonio Minasi" di Ilario Principe.

Alle raffigurazioni antiche e alle stampe del mondo moderno è da aggiungere una bella fioritura di opere pittoriche del nostro tempo.

Il pittore Renato Guttuso dette origine a un movimento artistico, durante gli anni 49/50, denominato "Scuola di Scilla" con sede a Chianalea. Anche se ebbe vita breve, essa diffuse il gusto di un equilibrato realismo, espresso nelle opere allora prodotte.

A questo movimento presero parte Saro Mirabella, allora assistente di Guttuso, Giovanni Omiccioli, lo scultore Giuseppe Mazzullo. Vi aderì anche lo scillese Giuseppe Marino.

Questo movimento diede origine a una copiosa e cospicua produzione di opere pregevolissime, tutte dedicate al paesaggio scillese, al suo mare, alla sua gente.

Ad essi si unì il pittore Vincenzo Ciardo, che  realizzò parecchie opere, apprezzate e premiate in varie mostre.

 Tra i dipinti di Guttuso sono da ricordare quelli della Chianalea, di una Chianalea trasognata, soffusa di una luce di eccezionale efficacia.

Da ricordare una drammatica raffigurazione di cercatori di granchi, resi come un groviglio umano attaccato agli acuminati scogli di Chianalea.

 Mirabella soggiornò a lungo tra Scilla e Melia.

Di tale suo soggiorno sono testimonianza molte produzioni pittoriche della nostra Marina Grande, con barche e marinai che si preparano per la pesca, in vista dell'imboccatura dello Stretto: una bella Chianalea con la visione dell'intero panorama che abbraccia Bagnara, i Piani della Corona, e giunge a Sant'Elia con la sottostante cittadina di Palmi; Case a Scilla in vista del mare; il lavoro dei "cufinettari", dei rammagliatori di reti sulla spiaggia; il secolare uliveto di Nasiti, alla Melia, con tronchi e rami tutti contorti a simboleggiare il peso della fatica dei coltivatori; e un altro tratto dello stesso uliveto, dove figurano le raccoglitrici di ulive chine a terra.

Omiccioli, uno dei maggiori innamorati di Scilla, vi soggiornò a lungo e a varie riprese, anche quando il sodalizio della Scuola di Scilla si era spezzato.

 Nello stesso periodo fecero altrettanto Ugo Ortona e Giovanni Colacicchi, riproducendo aspetti particolari di Scilla. di cui si è fatto interprete, in modo eccezionale, il compianto scillese Giuseppe Marino.

 Tutte interessanti e pregevolissime le sue opere, con qualunque tecnica siano realizzate, ma sopra ogni altra sono gli acquarelli riproducenti la magia di Scilla, i quali raggiungono una delicatezza e finezza impareggiabili.

Tra tutte le opere riproducenti singolari aspetti di Scilla, occorre ricordare quelle di Mario Benedetto e del fratello Agostino, di Raffaella Macri, di Pino Romanò, di Gina Bellantoni, che si serve di una tecnica particolare; di Carmine Pirrotta.

Artisti tutti scillesi molto apprezzati anche nelle manifestazioni estere, il cui nome figura nei cataloghi ufficiali d'arte, mentre le opere di alcuni di essi sono presenti in molti musei esteri.

Negli anni ottanta e novanta l'artista veronese, Renato Molinarolo, divenuto grande ammiratore di Scilla, ha illustrato con la viva espressione dell'arte, l'incanto del paesaggio scillese in una nuova serie di personali artistiche interpretazioni.

Anche il nostro Webmaster, Nino Calarco, ha dato il suo contributo esponendo una sua personale di oli su tela sui paesaggi scillesi presso la Sala Consiliare del Comune di Scilla, madrina d'eccezione: la compianta Clara De Franco.

Un gruppo di scillesi, coordinati da Sarino Cardona, hanno coniato una moneta al Centro Numismatico di Milano «Euronummus».

Da una parte è incisa Scilla vista dalla Marina Grande, con il castello, la Chiesa Madre, un gruppo di case, il mare, una barca, un ombrellone sulla spiaggia.

Nel retro, porta lo stemma del Paese: la mitica Scilla biforme, metà gentile fanciulla, metà con due code di pesce, rivolte verso su, e in alto la corona nobiliare.

 

 

 Sk

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