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Il piccolissimo porticciolo

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Oggi Scilla ha un piccolissimo porticciolo dalla parte opposta a Pacì, sotto il castello, costruito sugli scogli, che dovettero essere sacrificati.

La stessa cosa avvenne a causa della costruzione della strada che congiunge Chjanalea con Marina Grande.

Sono rimasti, perciò, pochi esemplari della fitta ammirevole «foresta» pietrosa iniziale che spaventava gli antichi naviganti perché essa attribuiva al luogo un aspetto selvaggio, irto di pericoli, inavvicinabile.

Comunque, era indispensabile che Scilla avesse un porto, perché vi trovassero rifugio le barche, e anche i bastimenti che non possono avventurarsi nello Stretto, durante la tempesta.

Il dott. Rocco Bovi, astronomo, matematico, geologo, geografo e anche letterato, che alla fine del 700 fu sindaco del Paese, aveva redatto un progetto per la costruzione del porto, e presentatolo a Giuseppe Bonaparte e poi a Gioacchino Murat, aveva insistito perché si costruisse.

Ma la sua richiesta cadde nel vuoto.

Lo seguì sulla stessa strada un altro sindaco, Gaetano Minasi, che preparò anche lui una dotta memoria e la presentò al re Ferdinando 11, nel 1948, in seguito al naufragio di un bastimento genovese.

Tale Sovrano riconobbe l'urgenza di un porto-rifugio e ne decretò la costruzione. Purtroppo il decreto non fu eseguito.

Dovette avvenire un altro grave evento, l'affondamento di una nave scuola austriaca nel 1886, e si dovette tornare a insistere perché ne fosse decisa la costruzione.

I lavori relativi però furono appaltati a distanza di ben undici anni, andarono a rilento e furono compiuti soltanto nel 1905.

Data la tremenda violenza del mare nei momenti di tempesta esso, infatti,  riesce a travolgere e rompere persino la grossa scogliera di blocchi di cemento.

Durante l'ultima guerra mondiale, il porto è servito per il traghettamento di uomini e materiali da e per la Sicilia, allorché erano stati distrutti i porti di Messina e di Villa San Giovanni.

Per questo motivo il Paese subì parecchi bombardamenti che causarono vittime tra i cittadini e che spinsero gli abitanti a spostarsi e raggiungere le vicine campagne e molti, per essere più lontani dal pericolo, raggiunsero la Melia e anche altre località più interne.

Ancora adesso non riesce a decollare, manca tutta l'attrezzatura da supporto sia per le imbarcazioni turistiche che commerciali.

Certo sarebbe auspicabile ch'esso assumesse il ruolo di porticciolo turistico, capace di accogliere e soddisfare le richieste dei natanti di diporto, come avviene in altre località turistiche, non certo più belle di Scilla, ma, di sicuro, più fortunate.

 

 

 

 Sk

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