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 Quasi certamente la spiegazione del toponimo di Scilla è da ricercare nella leggenda, che ebbe grande popolarità in tutto il mondo antico e che era nata per simboleggiare il pericolo che costituivano le correnti marine in prossimità dello Stretto: dal vortice che ne scaturiva, le imbarcazioni venivano spinte talvolta verso la zona sabbiosa di Capo del Faro, tal’altra verso lo scoglio di Scilla.

Secondo la leggenda, Scilla era stata una bellissima fanciulla, amata dal dio del mare Glauco, e trasformata per gelosia dalla maga Circe in un mostro orrendo: nella parte superiore conservava l’aspetto di bellissima fanciulla mentre dalla cintola in giù il suo corpo era abbruttito da sei spaventose teste di feroci cani latranti, dalle bocche dotate di tre fila di denti appuntiti.

Secondo alcuni autori il toponimo ha le origini nel nome fenicio skoula, che significa roccia.

In greco, invece, dalla radice skil scaturiscono skola, che significa cane, skillo che significa lacero e skilma che invece vuol dire brandello.

Quindi nel significato del termine Scilla trovano posto molti elementi appartenenti alla leggenda.

Sotto la dominazione romana, Scilla diventò Scyllaeum, con sottinteso il termine promontorium.

Nel dialetto, invece, fu usato il termine "U Scigghiu", con il caratteristico articolo, non usato, nella lingua italiana, vicino ai nomi propri.

Ed ecco come ritroviamo in versi gli antichi nomi della splendida cittadina:

« At Scyllam caecis cohibet spelonca latrebis

ora exertantem et naves in saxa trahentem »

 
 

Per Pascoli :

« aerio nectens nebulosum ponte Pelorum

Scyllaeumque ingens arcus utrimque bibit”

 

Per Vitrioli, che più di tutti i poeti umanisti cantò Scilla :

“Scyllaeas inter cautes, prope littoris undam”.  

 

 

 

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