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Le più belle spiagge della Calabria: Scilla

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

Detta anche Marina grande per distinguerla dalle piccole spiagge che si trovano nel rione Chjanalea sul lato opposto al castello.

E' una delle più belle spiagge d'Italia. Incastonata tra il castello e la rocciosa Punta Pacì, che prima del inabissamento causato dal terremoto del 1784 costituiva una sorta di molo sul lato sud del grande porto della mitica Scilla.

E' raggiungibile sia dalla strada Statale che dall'autostrada: uscita Scilla e dalla ferrovia, la stazione si trova a 50 metri dal mare.

La spiaggia è composta da sabbia dorata, a volte a tratti frammista a ghiaia che varia a seconda delle mareggiate invernali.

Spira sempre una leggera brezza marina che rende l'aria poco afosa e affatto umida. L'acqua è sempre pulita  e, nei mesi estivi, si mantiene con una temperatura quasi sempre costante e gradevole.

Appare ancora spontanea poco sfruttata dal turismo, soffre, infatti, della mancanza di infrastrutture del settore turistico-ricettivo,  per cui sarebbe auspicabile ch'essa fosse supportata da impianti idonei e sufficienti, come in altre località, non certo più belle, ma sicuramente più fortunate.

La sua fama si perde nella notte dei tempi, tra mito e leggenda, cantata dai più grandi poeti e scrittori antichi e moderni. A Scilla cantavano le Sirene tentatrici, danzavano le divinità marine figlie di Nereo, dimoravano creature favolose.

Di Scilla si era invaghito il dio marino Glauco, per lei aveva rifiutato l’amore di Circe, provocandone la gelosia.

Più  volte rifiutato dalla giovane, Glauco si rivolse alla stessa maga per rendere Scilla disponibile, ma  la  perfida  maga,  avvalendosi delle proprie arti magiche, preparò un filtro con il quale avvelenò le acque della sorgente dove Scilla era solita bagnarsi.

La povera giovane, entrando nelle acque subì un’orrenda trasformazione: mentre la parte superiore del suo splendido corpo rimase immutata, la parte inferiore degenerò e dal suo inguine nacquero sei spaventose teste di feroci cani.

 La leggenda vuole che Scilla, in preda alla disperazione, non avendo più il coraggio di mostrarsi agli occhi degli uomini, si rifugiò in un antro naturale sotto la scogliera sulla quale, oggi, si trova il castello.

 

 

 

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