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Storia della Calabria e delle sue città

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 a cura di: Nino Calarco  webmaster, ideaz., prog., fotografia; Maria Gabriella Trapani  testi

 

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 L'età di Pitagora

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 Normanni e svevi u

 Dai borboni al 1960

 Dal 1960 ad oggi

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Sotto i Normanni le città come Santa Severina, Crotone, Strongoli e Isola di Capo Rizzuto conobbero una certa fioritura culturale facente capo alle sedi degli ordini monastici e alle abbazie, la cui diffusione era favorita dalla politica filopapale dei Normanni.

Questi ultimi, al contrario dei Bizantini che avevano perseguito una spietata opera di spoliazione fiscale, favorirono i commerci e rispettarono le autonomie e le usanze locali (furono lasciati persino funzionari arabi), mantenendosi però inflessibili nell'affermazione dell'autorità politica centrale, per cui la classe feudale, da essi introdotta, dipese sempre strettamente dal re, e gli stessi esponenti del clero divennero funzionari della monarchia normanna.

Dopo la dominazione sveva le principali località calabresi finirono sotto la corona di Carlo d’Angiò della situazione si avvalse Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, già investito di altissime cariche militari sotto Federico II e sotto Manfredi.

Egli tentò di crearsi uno Stato autonomo, volgendosi dalla parte del papato e degli Angioini riuscendo ad ottenere, infine, da Carlo I d'Angiò il controllo delle terre di quella località denominata Marchesato di Crotone.

Durante la guerra del Vespro tutte le città del Marchesato si impegnarono in difesa degli Angioini; ma Giacomo II d'Aragona espugnò Crotone.

Il vero e proprio marchesato di Crotone, comunque, fu istituito nel 1390 in favore di Nicola Ruffo dalla regina Margherita consorte di Carlo III d'Angiò.

Comprendeva Cirò, Cariati, Rocca di Neto, Strongoli e Santa Severina.

Crotone: Capo Colonna,

Crotone: il castello aragonese

I possessi del Marchesato rimasero, con una certa continuità, sotto il dominio dei Ruffo, finché nel 1409 Ladislao, del ramo ungherese degli Angiò, occupò Santa Severina e due anni dopo Crotone, assegnando quest'ultima al suo capitano di ventura Paolo di Viterbo.

Al tempo della lotta fra Renato d'Angiò ed Alfonso d'Aragona il marchesato di Crotone viene a trovarsi nelle mani Antonio Centelles, viceré della Calabria, il quale lo aveva acquistato sposandone, l'ultima erede, Enrichetta Ruffo.

Alfonso d'Aragona, per prevenire i palesi disegni autonomistici del Centelles, occupò Santa Severina, Cirò, Roccabernarda e Crotone, la quale si arrese solo dopo lunga resistenza nel 1445.

Alla morte di Alfonso, il Centelles, accordandosi con i maggiori feudatari colpiti dalla politica aragonese di demanializzazione, tentò di riconquistare i propri possessi.

Ma la congiura venne sventata e ferocemente repressa e il Centelles imprigionato (1459).

Nel 1460 allo sbarco di Giovanni d'Angiò, i feudatari si ribellarono nuovamente ed il Centelles, dapprima favorevole ai rivoltosi, volse poi dalla parte del re, partecipando attivamente alle repressioni, nella speranza di una riconciliazione; ma venne ugualmente imprigionato, perdendo definitivamente i suoi possessi.

 

 

In tal modo l'unità del Marchesato fu sempre infranta, e il territorio suddiviso in una serie di piccoli possessi attribuiti a grandi famiglie locali: furono anni di massima decadenza economica poiché queste terre, ormai sottratte ad ogni sviluppo commerciale furono spesso soggette alla iniziativa e alle speculazioni di capitale straniero, mentre gli stessi feudatari, privi di potenza politica, cercarono unicamente di sfruttare i propri possessi, giungendo spesso ad impegnarli o a venderli.

 

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