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Storia della Calabria e delle sue città

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 a cura di: Nino Calarco  webmaster, ideaz., prog., fotografia; Maria Gabriella Trapani  testi

 

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 Dai borboni al 1960 u

 Dal 1960 ad oggi

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Sotto i Borboni il Marchesato conobbe un relativo miglioramento dell'economia locale, grazie alla politica illuminata di quella dinastia: nel 1742 inizia la formazione del catasto, e poco più tardi, sotto Ferdinando, si tenta di ricostruire il porto di Crotone; i lavori, condotti a più riprese e secondo diversi progetti, si protrassero anche durante il decennio francese.

 Grazie al suo porto che favoriva una discreta penetrazione culturale dall'esterno e alla sua potente loggia massonica Crotone, fu tra le prime a innalzare l'albero della libertà e a creare la municipalità giacobina; certo una forte spinta provenne anche dalla casuale presenza in quella città di un presidio francese.

A Crotone, così come a Cirò, si ebbero gli episodi più notevoli di resistenza alle bande del cardinale Ruffo, durante le insurrezioni antifrancesi suscitate in tali zone dall'armata della “Santa Fede”  minacciata dalle idee rivoluzionarie (1799).

A Crotone, ove era repubblicano anche il vescovo Coiro, il basso ceto non partecipò alla resistenza e si abbandonò anzi ai saccheggi insieme alle bande dei sanfedisti: da ciò il consolidarsi del banditismo, la cui piaga venne completamente sanata solo nei primi anni dell'Unità.

Nel 1806 Crotone, nuovamente repubblicana insieme  a San Mauro, Santa Severina,  Policastro e

Cirò, venne assediata ed espugnata dalle truppe napoletane e dalle bande dei fuorilegge.

Antonio Santoro da Longobucco detto “re Coremme” si stabilì nella città depauperandola completamente di ogni risorsa, al punto che gli abitanti, nonostante la presenza del generale Lettieri con un presidio di duecento uomini, riaprirono le porte ai francesi.

La divisione tra i contadini delle terre dichiarate demaniali, non sostenuta da un'adeguata politica di facilitazioni economiche, si risolse in una serie  di successivi trasferimenti ai proprietari più ricchi dei lotti assegnati producendo la totale scomparsa della figura del piccolo coltivatore diretto e favorendo l'estendersi del fenomeno del bracciantato.

A tali mutamenti di rapporti, la nuova borghesia agraria che si andava affermando, non seppe opporre un sistema di produzione molto diverso da quello ere­ditato dai vecchi feudatari del Marchesato.

L’indifferenza a tutto il processo risorgimentale si riversò anche nei confronti delle truppe garibaldine: le plebi locali furono sensibili, infatti, solo ai decreti di abolizione delle tasse.

Dopo la prima guerra mondiale il problema economico di queste zone si ripresentò attraverso il fenomeno della occupazione della terra da parte dei contadini.

Nel 1922 l'Opera Nazionale Combattenti operò un riuscito esperimento di distribuzione di terre a Cirò Marina: alcuni impianti del complesso della Montecatini vennero trasferiti presso Crotone.

 

Dopo l’ultima guerra si rinnovarono le occupazioni da parte dei contadini: fu cosi nominata una commissione che assegnò le prime terre nel Crotonese.

Da allora le occupazioni ebbero luogo ogni anno in misura maggiore. finché nell'estate del '49 sfociarono nei fatti di Melissa in cui diversi contadini rimasero feriti e uccisi.

La legge 12 maggio 1950 affidò all'Opera per la valorizzazione della Sila (Ente Sila) il compito di provvedere alla redistribuzione della proprietà terriera sull'altopiano silano e nei territori ionici contermini l'Ente Sila preparò in sei mesi una enorme mole di progetti e di studi e l'economia locale abbastanza presto risentì gli effetti delle prime assegnazioni.

                                                                                  Prof.ssa Maria Gabriella Trapani

 

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