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dal XVI al XVIII secolo a.C.

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Nel 1502 Reggio fu conquistata, durante la guerra fra spagnoli e francesi, dal Gran Capitano Consalvo di Cordova e fu assoggettata al potere del re di Spagna, Ferdinando il Cattolico.

La dominazione spagnola, all’inizio, non produsse effetti particolarmente svantaggiosi, giacché la città, cui fu attribuito il titolo di capoluogo della provincia della Calabria Ultra, fece registrare nel primo ’500 un buon andamento demografico ed un’indubbia ripresa economica.

Il quadro  complessivo  precipitò dalla metà del ’500 in  avanti, quando, sulla scia dell’avanzata degli Ottomani nel Mediterraneo, si intensificarono  le incursioni dei  pirati turchi,  che furono avversate, con

risultati alterni, dapprima dall’imperatore Carlo V, poi da suo figlio Filippo II, re di Spagna.

Nel 1543 il famoso condottiero turco Khayr al-Dīn, più noto col soprannome di Barbarossa, saccheggiò il centro urbano, che, dopo essere stato ancora danneggiato da un evento sismico nel 1562 (a causa del quale sprofondò il promontorio di punta Calamizzi), fu nuovamente devastato nel 1594 da Scipione Sinan Cicala, un ammiraglio di origine siciliana convertitosi all’islamismo.

Le incursioni turche, oltre a metterne in crisi la produzione e il commercio, indebolirono politicamente la città, che fu privata, per ragioni di sicurezza, del capoluogo della Calabria Ultra (trasferito dapprima a Seminara, successivamente a Catanzaro).

Nel Seicento, tuttavia, l’amministrazione spagnola favorì l’introduzione in tutta la provincia della coltivazione del bergamotto, destinata a divenire, insieme all'allevamento del baco da seta, la principale attività produttiva nei secoli a venire.

Nel corso del Settecento, dopo essere passata sotto il governo dei Borbone, Reggio attraversò un periodo abbastanza prospero e in alcuni frangenti superò i ventimila abitanti.

Il miglioramento delle condizioni economiche si spiega con l’affermarsi di un tipo particolare di agricoltura, incentrata sulle colture specializzate tipiche del “giardino mediterraneo”: agrumi, gelso, vite, lino, ortaggi.

Lo sviluppo agricolo,  favorito  dall’assenza del  latifondo  e  dalla  diffusione

della colonìa e della piccola proprietà contadina, si collegò, nel settore delle esportazioni, al redditizio allevamento dei filugelli e alla produzione della seta grezza nelle filande.

Ben inserita nei commerci internazionali, Reggio vide fiorire in quel periodo anche l’industria della lavorazione dell’essenza del bergamotto, che sopravanzò persino la stessa produzione serica, entrata alquanto in crisi verso la fine del ’700.

Purtroppo, non mancarono anche in quest’epoca alcuni eventi traumatici che intaccarono la stabilità economica e incisero negativamente sull’andamento  demografico:  nel  1743,  infatti,  Reggio  fu  colpita   da

 

un’epidemia di peste, che ne decimò la popolazione, e nel 1783 fu in parte distrutta dall’ennesimo terremoto.

La città si riprese lentamente da quest’ultima sciagura e fu ricostruita secondo il progetto proposto dall’ingegnere Giambattista Mori, che fece riedificare gli edifici con criteri più razionali, tracciando le strade in senso orizzontale e ortogonale.

Le idee illuministe si diffusero anche negli ambienti culturali reggini, favorendo la nascita di una loggia massonica, fondata da Giuseppe Logoteta, che però incise poco nel tessuto politico e sociale cittadino, soprattutto a causa dell’attività di prevenzione messa in atto dalla polizia borbonica, che stroncò sul nascere ogni velleità rivoluzionaria.

 

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