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Il diciannovesimo secolo |
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Durante la breve fase del governo di Gioacchino Murat, seguita alla conquista francese del Regno di Napoli, Reggio subì un rapido processo di modernizzazione, grazie soprattutto alla realizzazione di una serie di lavori pubblici (costruzione dei ponti sui torrenti Calopinace e Annunziata, illuminazione a petrolio del centro storico, edificazione del primo teatro comunale, ecc.) e all’istituzione del primo Liceo cittadino. Dopo aver subito nel 1810 il bombardamento da parte della flotta inglese, la città nel 1814 fu riconquistata dai Borbone, che le riconobbero il ruolo di capoluogo di una nuova provincia calabrese: la Calabria Ultra Prima. |
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L’età della Restaurazione segnò un sostanziale peggioramento della qualità della vita cittadina, che fu caratterizzata dal diffondersi di una certa indigenza tra i ceti popolari. L’aumento della povertà fu provocato, più che altro, dall’incapacità dell’agricoltura e dell’artigianato di fronteggiare in misura appropriata la crescita demografica, che fu molto intensa nei sobborghi periferici di Archi, Sbarre, S. Giorgio Extra e S. Caterina. Quest’ultimo fenomeno comportò l’estensione progressiva dell’area urbana e consentì alla città calabrese di oltrepassare, intorno al 1850, la soglia dei trentamila abitanti. |
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Reggio rimase in genere una realtà poco sensibile alle idee liberali, anche se prese parte, a modo suo, ai moti risorgimentali. Il 2 settembre del 1847, infatti, nel centro cittadino scoppiò una rivolta antiborbonica, che riuscì a proclamare un’effimera “Giunta provvisoria”, presieduta dal canonico Paolo Pellicano, cui mancò peraltro il sostegno popolare. |
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La dura repressione dei moti costò la vita al suo principale ispiratore, Domenico Romeo, costringendo all’esilio o al carcere molti patrioti, fra cui lo stesso Paolo Pellicano e i fratelli Agostino e Antonino Plutino. Il 21 agosto 1860 Reggio fu conquistata dai garibaldini, che, dopo un'accanita battaglia in piazza Duomo, ebbero ragione della resistenza delle truppe borboniche. La guida della città fu temporaneamente assegnata proprio ad uno dei reduci dei moti del 1847, Antonino Plutino, che si era prodigato nelle azioni di sostegno alla spedizione di Garibaldi. Nelle prime elezioni politiche del nuovo Regno d’Italia, tenutesi nel gennaio e febbraio del 1861, nel collegio reggino fu eletto Pietro Romeo, candidato della Sinistra liberale, che sconfisse l’esponente della Destra, lo storico ed ex-sindaco borbonico Domenico Spanò-Bolani. |
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Questi tuttavia guidò alla vittoria lo schieramento moderato nelle elezioni comunali e provinciali, prevalendo anche nella successiva tornata elettorale. Negli ultimi decenni del XIX secolo la vita politica cittadina fu caratterizzata dal confronto fra i liberal-progressisti, guidati da Biagio Campagna, e i liberal-conservatori, capeggiati dai fratelli Domenico e Demetrio Tripepi: questi ultimi si imposero nelle elezioni amministrative, mentre Camagna si affermò spesso nelle competizioni politiche a carattere nazionale. |
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La situazione socio-economica della provincia reggina non migliorò negli anni post-unitari, anzi si indebolì a causa della crisi del settore tessile e artigianale, incapace di reggere la concorrenza esterna, oltre che per altri fattori sfavorevoli, quali l’accresciuta pressione fiscale, la privatizzazione dei terreni demaniali, l’elevato tasso di analfabetismo, l’insorgenza delle prime forme di criminalità organizzata. Per tali ragioni, anche Reggio fu, agli inizi del XX secolo, interessata dal fenomeno dell’emigrazione, che si orientò soprattutto verso il Nuovo Continente. |
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