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La pesca sullo Stretto |
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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia |
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La pesca u Maree
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A fare della pesca uno dei punti di forza dell’economia calabrese hanno contribuito non solo l’estensione, intorno alla forma agile e slanciata della Calabria, di due mari, Ionio e Tirreno, ma anche le caratteristiche geologiche e morfologiche del fondo marino, che, fortemente determinato da un’intensa e diffusa attività sismica, accoglie una varietà di pesci, soprattutto di piccolo taglio, ai quali, in alcuni periodi dell’anno, si aggiungono, pesci pregiati, massicce migrazioni di pesce spada, di delfini e altre specie sconosciute. |
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Ad influenzare notevolmente quella
che viene considerata la più antica attività dell’uomo è la “corrente”
che rende il pesce più “lavorato” e, di conseguenza, più gustoso;
a sua volta la corrente è determinata dalle fasi lunari: la luna piena causa una
corrente forte che trasporta pesci “di passa” (di
passaggio) mentre la seconda luna favorisce una corrente portatrice di grandi quantità di mangianza (pesci
piccoli). Numerose sono le specie di pesci rinvenibili nello Stretto:
alalunghe, costardelle, alici, sarde, aguglie, viole, scorfani,
cicirielli, calamari, tonno, pescecane, dentice, cernie, ope, occhiate,
minule, smirine. Sotto le rocce si trovano pesci pregiati come il
merluzzo, il sarago, la spinola e i cefali per i quali è necessario
praticare la pesca subacquea. |
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Pesci provenienti da altre zone sono le anguille e le murena, chiamate dai greci plotoe e dai latini flutoe. Esse rappresentavano un cibo prelibato per i romani ed hanno perfino ispirato alcuni poeti come Marziale e Archestrato. Quest’ultimo, nei suoi versi, ha lodato soprattutto l’anguilla che si pesca nel mare di Reggio: “tienila in onore tra tutte le altre”. Giovenale rivolgendosi a Virrone ritenuto un goloso di pesci:
Giovenale qui confonde il pesce spada con la murena. |
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Nella molteplice varietà di pesci
presenti il più apprezzato è il pesce spada che vi giunge, ogni anno
fra marzo e luglio dalle lontane regioni polari per deporre le sue uova,
mentre scompare dalla superficie delle acque nei mesi autunnali e
invernali, a causa della loro torbidezza, per rifugiarsi negli alti
fondali dove le acque risultano più limpide per la diminuzione dei moti
ondosi. |
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Quella del
pesce
spada è una pesca molto caratteristica, tanto da ispirare il
famoso latinista reggino Diego Vitrioli un poema,
Xiphias,
col quale nel 1845 vinse il primo premio del concorso mondale di poesia
latina di Amsterdam. Essa è praticata all’antica
maniera dei fenici, unico popolo che abbia svolto mestieri tutti legati
al mare. Può essere d’alto mare quando
il pesce viene catturato con la fiocina, oppure marittima e costiera se
è esercitata lungo le rive con barche e remi. La pesca diurna, fino a poco tempo
fa, veniva praticata su postazioni stabilite, tutte prospicienti la
costa, assegnate col sistema del sorteggio e utilizzate a rotazione
giornaliera dagli equipaggi. |
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I pescatori che non disponevano di
alture sul mare, praticavano la pesca tradizionale con il luntro o la
feluca, cioè l’avvistatore issato sulla cima dell’albero, che
scruta la superficie del mare per scoprire la presenza del pesce. Talvolta l’attesa è lunga e può durare parecchie ore;
quando il pesce è avvistato, l’uomo vedetta lancia un grido, uno
strano termine in dialetto greco, come tutti i
termini
marinari usati dai pescatori mentre si cimentano nell’ardita caccia. Lo strumento usato per colpire il pesce è detto ferru, ed è impugnato da un uomo solo, il fariere, che se ne sta a prua pronto al colpo. |
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Raggiunto il pesce, l’arma
scatta fulminea, lo uncina e lo tira sulla barca fremente e guizzante. Anche se dal dopo guerra le
piccole
imbarcazioni
sospinte dai rematori sono state sostituite con imbarcazioni a motore
lunghe oltre 12 metri dalla cui prora si diparte una lunga passerella su
cui si muove il fiocinatore, lo spettacolo della pesca del pesce spada
conserva tuttora un aspetto folkloristico ed emozionante. |
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Una moderna imbarcazione, detta comunemente "Passerella", viene utilizzata per la pesca del pesce spada nelle acque dello Stretto. Queste imbarcazioni hanno un motore molto potente, sia per raggiungere velocemente la preda avvistata, sia perchè pesantemente zavorrata per mantenere in stabile equilibrio l'alta torre per l'avvistamento e la lunga passerella posta a prua |
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Attrezzi
utilizzati per la pesca Come nel passato i pescatori si
servono di mezzi artigianali, della rete e della lenza, o, per i polipi,
di una latta con il fondo di vetro, che consente l’avvistamento dei
pesci, e del tridente, che impugnato dal pescatore colpisce il pesce. Le reti, comparse intorno al 4000
a. C. sono il mezzo più antico. Probabilmente l’idea della rete è
balenata nella testa dei primi pescatori che hanno creato lungo il corso
dei fiumi, sbarramenti artificiali di liane, di felci e altri vegetali,
per intrappolare i pesci più facilmente. A queste prime rudimentali gabbie
si sono ispirati i pescatori per intrecciare il giacchio o giaccio: rete
tonda, munita di piombi, che gettata nell’acqua, si apre, per poi
richiudersi, colma di pesci, appena tocca il fondo. E’ utilizzata soprattutto nel
tratto da Palmi a Torre Cavallo, nel mese di giugno, per la pesca
notturna delle palamite, pesce di aspetto e di sapore simile al tonno. |
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Altri attrezzi utilizzati sono : le opaciare usate per la pesca
delle rondinelle ; le ciaolare per la pesca delle
ciaole e delle minole ; le schettulle per la pesca delle
ope; le lacciare per la pesca delle ope
e delle alacce ; lo sciabacheddhu, per la pesca dei
cicirelli e dei pesci piccoli; la lenza per la pesca di palamidi,
polipi, calamari, seppie e pesci minori; la mutulara per la pesca di mutoli
o pesantoni; le nasse, a forma di campana, in
vimini, giunco e mortella, vengono utilizzate per la pesca di aragoste,
gronghi, murene, lupi, monacelle, cipolle, dentici, cernie. |
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