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La pesca sullo Stretto

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 La pesca

  Maree

 

 

 

Una moderna imbarcazione, detta comunemente "Passerella", viene utilizzata per la pesca del pesce spada nelle acque dello Stretto.

Queste imbarcazioni hanno un motore molto potente, sia per raggiungere velocemente la preda una volta avvistata, sia perchè pesantemente zavorrata per tenere in stabile equilibrio l'alta torre dell'avvistamento e la lunga passerella posta a prua

 

A fare della pesca uno dei punti di forza dell’economia calabrese hanno contribuito non solo l’estensione, intorno alla forma agile e slanciata della Calabria, di due mari, Ionio e Tirreno, ma anche le caratteristiche geologiche e morfologiche del fondo  marino, che, fortemente determinato da un’intensa e diffusa attività sismica, accoglie una varietà di pesci, soprattutto di piccolo taglio, ai quali, in alcuni periodi dell’anno, si aggiungono, pesci pregiati, massicce migrazioni di pesce spada, di delfini e altre specie sconosciute.

Ad influenzare  notevolmente quella  che viene  considerata la  più antica attività dell’uomo è la “corrente” che rende il pesce più “lavorato” e, di conseguenza, più gustoso; a sua volta la corrente è determinata dalle fasi lunari: la luna piena causa una corrente forte che trasporta pesci “di passa” (di passaggio) mentre la seconda luna favorisce  una corrente portatrice di grandi quantità di mangianza (pesci piccoli).

Numerose sono le specie di pesci rinvenibili nello Stretto: alalunghe, costardelle, alici, sarde, aguglie, viole, scorfani, cicirielli, calamari, tonno, pescecane, dentice, cernie, ope, occhiate, minule, smirine. Sotto le rocce si trovano pesci pregiati come il merluzzo, il sarago, la spinola e i cefali per i quali è necessario praticare la pesca subacquea.

Pesci provenienti da altre zone sono le anguille e le murena, chiamate dai greci plotoe e dai latini flutoe. Esse rappresentavano un cibo prelibato per i romani ed hanno perfino ispirato alcuni poeti come Marziale e Archestrato. Quest’ultimo, nei suoi versi, ha lodato soprattutto l’anguilla che si pesca nel mare di Reggio: “tienila in onore tra tutte le altre”.

Giovenale rivolgendosi a Virrone ritenuto un goloso di pesci:

"Virroni muraena datur que maxima venit

gurgide de siculo (lo stretto); nam dum se continet auster,

dum sedet et siccat madidas in carcere pinnas

contemnunt temeraria lina Charybdim".

A Virrone viene data una murena, la più grande venuta

dai gorghi dello Stretto: infatti, quando l'Austro non soffia,

sta calmo e asciuga nel suo antro le madide ali,

le reti temerarie sfidano Cariddi nel suo punto centrale:

Giovenale qui confonde il pesce spada con la murena.

Nella molteplice varietà di pesci presenti il più apprezzato è il pesce spada che vi giunge, ogni anno fra marzo e luglio dalle lontane regioni polari per deporre le sue uova, mentre scompare dalla superficie delle acque nei mesi autunnali e invernali, a causa della loro torbidezza, per rifugiarsi negli alti fondali dove le acque risultano più limpide per la diminuzione dei moti ondosi.

Quella del pesce spada è una pesca molto caratteristica, tanto da ispirare il famoso latinista reggino Diego Vitrioli un poema, Xiphias, col quale nel 1845 vinse il primo premio del concorso mondale di poesia latina di Amsterdam.

Essa è praticata all’antica maniera dei fenici, unico popolo che abbia svolto mestieri tutti legati al mare.

Può essere d’alto mare quando il pesce viene catturato con la fiocina, oppure marittima e costiera se è esercitata lungo le rive con barche e remi.

La pesca diurna, fino a poco tempo fa, veniva praticata su postazioni stabilite, tutte prospicienti la costa, assegnate col sistema del sorteggio e utilizzate a rotazione giornaliera dagli equipaggi.

I pescatori che non disponevano di alture sul mare, praticavano la pesca tradizionale con il luntro o la feluca, cioè l’avvistatore issato sulla cima dell’albero, che scruta la superficie del mare per scoprire la presenza del pesce.

Talvolta l’attesa è lunga e può durare parecchie ore; quando il pesce è avvistato, l’uomo vedetta lancia un grido, uno strano termine in dialetto greco, come tutti i termini marinari usati dai pescatori mentre si cimentano nell’ardita caccia.

Lo strumento usato per colpire il pesce è detto ferru, ed è impugnato da un uomo solo, il fariere, che se ne sta a prua pronto al colpo.

Il resto dell’equipaggio è impegnato a raggiungere il punto segnalato.

Raggiunto il pesce, l’arma scatta fulminea, lo uncina e lo tira sulla barca fremente e guizzante.

Anche se dal dopo guerra le piccole imbarcazioni sospinte dai rematori sono state sostituite con imbarcazioni a motore lunghe oltre 12 metri dalla cui prora si diparte una lunga passerella su cui si muove il fiocinatore, lo spettacolo della pesca del pesce spada conserva tuttora un aspetto folkloristico ed emozionante.

Attrezzi utilizzati per la pesca

Come nel passato i pescatori si servono di mezzi artigianali, della rete e della lenza, o, per i polipi, di una latta con il fondo di vetro, che consente l’avvistamento dei pesci, e del tridente, che impugnato dal pescatore colpisce il pesce.

Le reti, comparse intorno al 4000 a. C. sono il mezzo più antico. Probabilmente l’idea della rete è balenata nella testa dei primi pescatori che hanno creato lungo il corso dei fiumi, sbarramenti artificiali di liane, di felci e altri vegetali, per intrappolare i pesci più facilmente.

A queste prime rudimentali gabbie si sono ispirati i pescatori per intrecciare il giacchio o giaccio: rete tonda, munita di piombi, che gettata nell’acqua, si apre, per poi richiudersi, colma di pesci, appena tocca il fondo.

E’ utilizzata soprattutto nel tratto da Palmi a Torre Cavallo, nel mese di giugno, per la pesca notturna delle palamite, pesce di aspetto e di sapore simile al tonno.

Altri attrezzi utilizzati sono :

- le opaciare usate per la pesca delle rondinelle ;

- le ciaolare per la pesca delle ciaole e delle minole ;

- le schettulle per la pesca delle ope;

- le lacciare per la pesca delle ope e delle alacce ;

- lo sciabacheddhu, per la pesca dei cicirelli e dei pesci piccoli;

- la lenza per la pesca di palamidi, polipi, calamari, seppie e pesci minori;

- la mutulara per la pesca di mutoli o pesantoni;

- le nasse, a forma di campana, in vimini, giunco e mortella, vengono utilizzate per la pesca di

  aragoste, gronghi, murene, lupi, monacelle, cipolle, dentici, cernie.

 

 

 

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