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Un tempo ... sullo Stretto ...

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Dalla costa reggina dello Stretto di Messina si assiste a un raro fenomeno ottico-meteorologico per cui la costa siciliana sullo Stretto appare non solo ravvicinata ma anche riflessa al centro dello stesso mare.

Il fenomeno sembra derivare da un'irregolare distribuzione dell'indice di rifrazione in alcuni strati dell'aria, in modo tale che i raggi luminosi provenienti da uno stesso punto di un oggetto dell'opposta riva, subiscono variazioni in vario senso, ma comunque restando su uno stesso piano verticale, in modo che i punti stessi sono trasformati in linee verticali più o meno allungate.

Per questo motivo il fenomeno avviene raramente in quanto occorre, appunto, la combinazione contemporanea di molti fattori atmosferico-ambientali.

Questo fenomeno è davvero eccezionale perché oltre alla costa siciliana riflessa nelle acque si vedono anche case, persone e alberi.

Il poeta e latinista Diego Vitrioli così descrive il fenomeno:

Al venire della Dea ...

... un vitreo vel si stende

tra le italiche prode e le sicane

Ve', Ve', sul crespo mar quante parvenze!

Templi, castella, archi, palagi e alfine

tutta in alto ondeggiar vedesi Zancle.

Guarda ognun le confuse aëree tinte

e i prati e il lido, che la spuma inalba,

ed invece d'un legno e d'un sol pesce

ben cento pesci, e cento legni ammira.

Il fenomeno è visibile solo dalla costa reggina, ed è detto della "Fata Morgana".

Alcuni autori riportano questa denominazione alla lingua bretone che significa "fata delle acque" esso viene abbinato a Morgana fata di Scin, figura mitologica celtica,  amica, e per altri sorellastra, di Re Artù, che possedeva, tra l'altro, il dono dei giochi d'aria e per questo alcuni autori descrivono il fenomeno in modo diverso "... nel cielo appare un esercito di uomini e navi e, a volte, di cavalieri e cavalli che poi si dividono in due formazioni, dando l'impressione di uno scontro bellico".

La leggenda più conosciuta risale a Ruggero il Normanno, il quale era stato invitato da  alcuni coraggiosi cavalieri messinesi che sfidando la reazione degli Arabi, erano riusciti a raggiungerlo a Mileto di Calabria e gli avevano esposto il desiderio della gente siciliana di averlo come liberatore e signore.

Gli Arabi avevano sì ammodernato la Sicilia e resola prospera e indipendente, ma oltre a comportarsi come usurpatori e tiranni della povera gente, ultimamente i loro capi erano entrati in così grave conflitto tra di loro da coinvolgere in stragi, razzie e dissensi anche larghi strati della popolazione locale.

Un giorno del 1060, mentre Ruggero passeggiava su una spiaggia della Calabria, studiava il modo per tentare l’impresa in quanto gli arabi erano numerosi, fortemente agguerriti e bene equipaggiati per cui la sua l'impresa si presentava estremamente difficile e rischiosa anche perché egli poteva contare solo su uno sparuto nucleo di cavalieri e di pochi fanti.

All'improvviso gli sembrò di sentire una musica di guerra, lamenti di schiavi e nell’aria un profumo soave di zagare in fiore. Incuriosito, chiese notizie su quel fatto misterioso ad un eremita che si trovava lì vicino.

Questi gli indicò la costa siciliana, dicendogli che in quel posto c’erano lamenti di schiavi Cristiani e musica danzante dei Saraceni in festa: "Lì gli aranci sono in fiore...lì c'è musica ma anche pianti... lì ballano i saraceni e piangono i cristiani in schiavitù!".

Ruggero continuando a passeggiare in silenzio si fermò poco lontano, sempre pensando alla Sicilia e al suo modesto armamento di guerra, all'improvviso vide un tratto di mare ribollire e alla sua superficie, in un cerchio di schiuma, comparire la testa di una bellissima fata che a poco a poco, emerse anche con il corpo, la vide salire su un cocchio bianco-azzurrognolo tirato da sette cavalli pronti di lanciarsi in una folle corsa sopra le acque.

Essa, la Fata Morgana, possiede varie regge nel mondo e qui, proprio in mezzo allo Stretto, ha il suo più bello e antico palazzo, meta di tutte le buone fate e maghe del Mediterraneo.

La fata accortasi della presenza di Ruggero sulla spiaggia gli chiese a cosa pensasse e lo invitò a salire sul suo cocchio guidato da sette cavalli bianchi e azzurri e condurlo in Sicilia.

Ruggero sorrise salutando Morgana con rispetto e con gentile fermezza non accettò l’invito, rispose che sarebbe andato alla guerra sul suo cavallo e con le sue navi.

Allora la fata con un colpo di bacchetta magica lanciò nell’acqua tre sassolini bianchi e in quel punto dove caddero sorsero come da incanto palazzi, strade, tanto che la costa Siciliana sembrava vicinissima da poter essere raggiunta con un passo e dall'altra parte un forte esercito che aspettava gli ordini di Ruggero.

Ruggero pur meravigliato dell' incantesimo, sorridendo, rifiutò ancora l'offerta dicendo che avrebbe liberato la Sicilia senza inganno e solo con l’aiuto del Signore Gesù Cristo.

Fatto il nome di Cristo, la fata pur rispettando le convinzioni altrui, non credeva ai santi e alla madonna, riagitando la sua bacchetta,  i palazzi, le strade e tutto quello che era prima apparso sullo Stretto, scomparvero così come erano apparsi.

Sappiamo dalla storia che Ruggero il Normanno sbarcò poi in Messina nella primavera del 1061 e, in poco più di dieci anni di guerra, conquistò la Sicilia, liberandola dai Saraceni, sempre sotto la protezione della Vergine Maria e, arrivato a Messina, come atto di ringraziamento alla Madonna per averlo aiutato e protetto nella dura battaglia con i Saraceni, fece costruire, nel braccio di S. Raineri, un monastero, quello di SS. Salvatore, che in breve tempo divenne uno dei più importanti centri di studio della Sicilia.

I suoi discendenti la costituirono in regno e ne fecero una delle terre più ricche e più progredite di quel tempo.

Scrive padre Antonio Minasi:

"1. Quando il nascente sole splende in punto, onde l'incidente filo raggio formar possa sul mare di reggio l'angolo di gr. 45. circa, ed i venti, o le marèe non increspino, nè turbino la tersa, e spianata superficie di quel cratere (Lo stretto di Messina); e lo spettatore trovasi ne' luoghi erti di quella città, al Sole averso, o colla faccia al mare; di subito veggonsi in quelle acque, come in un teatro catottrico varj moltiplicati ogetti, cioè una innumerevole ferie di pilastri, e di archi.; castelli ben delineati ; ordirnate colonne, grandiose torri, superbi palazzi in molti balconi, e fenestre partiti, lunghissimi alberi, vaghi campi co' loro greggi, eserciti d'uomini a piedi, e a cavallo armati, e molte altre bizzarre immagini co' nativi loro colori, e proprie azioni rappresentate, le quali l'une dopo l'altre succedendosi scorrono rapidamente in quella superficie di mare, mentre tutte per poco tempo quivi durano, unite le suddette cagioni.

2. Se però si aggiunga a queste la circostanza di un'aria molto vaporosa, e di dense esalazioni assai impregnata, la quale non sia anteriormente fiata da' venti dispersa, o dalle maree furiosamente agitata, o dal Sole interamente rarefatta; allora in essa come in una cortina per lo lungo del canale tesa all'altezza di circa 30 palmi, e più dalla superficie di quel mare, osservansi a un tempo istesso

Da da' Reggitani spettatori le scene de' suddetti ogetti, non solo nella superficie del mare riflessi, ma ben anche dall'aria per lo lungo di quel cratere ripercossi; sebbene non così ben distinti, ne contornati come quelli sul mare.

3. Finalmente se l'aria sia meno nuvolosa, e opaca, ma roscida, e atta a formarne 1'Iride; allora i soprammentovati ogetti appariscono soltanto nella superficie del mare, come nel primo caso; ma tutti vivamente colorati, ovvero fregiati di rotto, verde, ceruleo, e paonazzo .

4. Si possono adunque distinguere per evitare ogni equivoco tre forte di Fata Morgana(1): una cioè, che quando accade; per ordinario li vede nella superficie di quel cratere, e questa, se piace, la chiameremo Morgana Marina.

5. La seconda, che apparisce nel mare insieme, e nell'aere; e questa si dirà Morgana Marina aerea.

6. La terza, che vedesi colorita nella sola superficie del mare, quando è ingombrato, e coverto dalla roscida atmosfera; e quest' ultima si potrà chiamare morgana d'Iride fregiata. si potrà chiamare potrà chiamare Morgana d'Iride fregiata .

7. Per contentare adunque in poche parole la curiosità del lettore, senza stancarlo, rimettendolo all'Articolo Iris nel Canale di Messina prima di comporre veruna di loro definizione, stimo cosa opportuna di dover dare qui tutte quelle topografie notizie, e fisiche osservazioni, che insieme con le altre naturali cagioni dover darne qui tutte quelle topografiche notizie, e fisiche osservazioni, che insieme con le altre naturali cagioni, particolari circostanze, mi pajono solamente concorrere a fare immediatamente apparire, o disparire in un subito raro, e sorprendente fenomeno.

 
(1)

L'etimologia della Fate Morgana, senza ricorrere alle parole Ebraiche, Fenice, e Tedesche, come è piaciuto a qualche autore di fare, può derivarsi dalle greche , di cui è tenacissmo il volgo dell'una e dell'altra Calabria. Il Vossio nell'Etimologico alla parola Mora, dice ch'ella per testimonianza di Cornelio Nipote, significava appo i Lacedemoni: pars exercitus 300, aut 500, aut 700 militibus constans, forse da nell'istesso significato presso Tucidide e Diodoro Siculo. Se non c’ingannano adunque i Grammatici da   execisus, e Spendeo e appareo, potrebbe corrottamente formarsi Morgana, cioè esercito apparente, giacché le prime a vedersi in quelle acque al lido vicino sono le immagini moltiplicate d' Uomini a piè, ed a cavallo armati, e de' Soldati che stan facendo le sentinelle su quei Fortini accanto al mare eretti, come poi nell'esplorazione del luogo diremo. Potrebbe anche esser formata da mormò (larva) e ganoo, cosicché Morgana, o mongana, come dicesi da' Marinari di Scilla; significherebbe Larva apparente. Tanto più che quivi per nome di Fata, forte da "" filia Aurora secondo Efichio, si dà a credere a' ragazzi, che sia spettro or apparente dì notte, ed ora di giorno. E chi sa, se quella celebre maga chiamata presso il Garzonio al capo della Kabala fata Morgana, perché co' suoi incantesimi, o co' suoi artefizi, ed illusioni facea apparire varie cose stupende, non imprestasse il nome a questa nostra naturale bizzarra apparizione o da essa non lo traesse? Nell'uno, e nell'altro modo che vadi l'interpretazione d'un nome si strano all'orecchio Romano, egli è certo, che la rara apparizione rallegra tutti che in Reggio la veggono: quindi neppure si andrebbe lungi dal vero se da moros tristis, e gameo laetitia afficio si facesse derivar la parola morgana. Conciossiachè tanta è la gioia che ne' riguardanti produce il vago spettacolo che tutti gli uomini e donne, ignoranti o dotto al mare accorrono per osservarlo, subito che i primi Morgana morgana, gridino, io che l'ho veduta tre volte, ed in tutte le acennate sue diverse apparenze gridino. Le diverte apparenze, per per osservala un'altra volta ; non curarei tutte le più superbe scene, a tutte le più superbe scene, a tutti i più bei colpi d'occhio de' Teatri d'Europa.

 

 

 

 

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