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 Un tempo ... sullo Stretto ...

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  Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia, testi - a cura di Www

 

 

Nei pressi di Catania, tanti e tanti anni fa, vivevano due fratelli, Antimonio ed Anapìa.

Erano due ragazzi gioiosi e sereni; si dedicavano al lavoro e nel loro cuore semplice nutrivano tanto amore e tanta venerazione per i propri genitori: erano sempre pronti all’obbedienza e a far cose loro gradite.

Avvenne un giorno che l’Etna esplose in una terribile eruzione: mentre il suo cratere emanava lapilli e denso fumo che copriva il cielo e oscurava il sole, spaventosi boati si diffondevano per la valle e un pauroso fiume di lava incandescente lentamente, ma inesorabilmente scendeva lungo le pendici, verso i campi rigogliosi e verso le case.

Ma gli abitanti non si decidevano a lasciare la città, sperando in cuor loro, che il vulcano si calmasse, che la lava si arrestasse.

Solo quando essa giunse alle prime case, tutti si decisero a prendere quanto di meglio possedevano e fuggire.

Solo Antimonio ed Anapìa, invece di cercare di mettere in salvo i loro averi, si caricarono sulle spalle i loro genitori, che ormai vecchi e infermi non avrebbero potuto fuggire.

Ma il peso sulle loro fragili spalle impediva loro di correre ed il fiume di lava ben presto li avrebbe raggiunti.

Allora i due vecchietti, consapevoli del pericolo, chiesero di essere lasciati, per dare la possibilità almeno ad Antimonio e ad Anapìa di mettersi in salvo.

Ma i due buoni fratelli non vollero abbandonare il loro prezioso peso, cercarono, invece, di vincere la velocità della lava, finché stremati si fermarono, abbracciarono i loro cari e attesero coraggiosamente la morte.

Ed ecco il miracolo!

La lava si separò in due canali lasciando libero lo spazio dove si trovavano i due fratelli

 

La lava si separò in due torrenti, uno a destra e l’altro a sinistra, lasciando libero lo spazio sul quale si trovava la famigliola, ed un sentiero che consentì ai due fratelli di porre in salvo i genitori e se stessi.

Il miracolo stupì gli abitanti di Catania, che soprannominarono i giovani “fratelli pii” ed il luogo dove essi passarono “Campi pii”.

Quando, divenuti vecchi, i due fratelli morirono, in loro onore fu eretto un monumento, venerato da tutti come simbolo dell’amore filiale.

 

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