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Un tempo ... sullo Stretto ... |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia, testi - a cura di Www |
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Santa Rosalia, patrona di Palermo, chiamata dal popolo Santuzza (piccola santa) forse perché morì molto giovane, era figlia del grande Sinibaldo, signore di Quisquina e di Rose. Buona e bella come un angelo, divenuta giovinetta, non volle andare in sposa, quindi, fuggì da casa e si rifugiò in una grotta del Monte Quisquina. Visse
sulle deserte montagne cibandosi di erba e di elemosina e, vagando,
giunse sul Monte Pellegrino, dove trascorse in preghiera gli ultimi anni
della sua breve vita. Nei
quattro secoli che seguirono, nessuno seppe più niente di lei. Correva l’anno 1625 e la città di Palermo fu colpita dal terribile flagello della peste nera. Tutti
i tentativi per fermarla risultarono inutili mentre il terrore e la
desolazione regnavano ovunque. |
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Un giorno, un cacciatore girava per i boschi del Monte Pellegrino e come per incanto si vide avvicinare da una pallida donna con l’aureola di santa Disse
di essere Rosalia e comunicò al cacciatore stupito che le sue
ossa erano nella grotta in cui era vissuta. Il
cacciatore, ritornato in città raccontò l’accaduto: fu un raggio di
luce e di speranza che alleviò il cuore dei sofferenti. La
mattina del 5 giugno di quell’anno, il cardinale Doria, arcivescovo di
Palermo, col senato ed una eletta schiera di fedeli, salì sul monte e
nella grotta indicata dalla donna rinvenne le sacre reliquie. Con una
solenne cerimonia furono traslate in città. |
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Al
loro passaggio la malattia si attenuò, fino a scomparire, con gran
tripudio dell’intera città. Da
quell’anno i palermitani cominciarono a celebrare in onore di Santa
Rosalia feste solenni che potessero ricordare la liberazione dalla
brutta malattia, mentre la grotta dove la Santa aveva abitato divenne un
santuario dove i devoti si recano a venerare la bellissima immagine
della loro patrona. |
| Sk | ||
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