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Galatea era una splendida ninfa del mar Ionio, che, durante le belle aurore, era solita sedersi su uno scoglio e aspettare che il sole la rivestisse di perle.

Una mattina la leggiadra fanciulla fu notata dal ciclope Polifemo, che abitava in una grotta sui fianchi dell’Etna. Alla vista di un simile mostro la fanciulla si spaventò e si diede alla fuga tuffandosi subito nel suo azzurro mare.

Il gigante non riusciva a dimenticare quella fanciulla vestita di rosea luce e tutti i giorni, mentre il suo gregge brucava l’erba, si sedeva di fronte al mare, sperando di rivedere la ninfa per chiederle di sposarlo.

Un pomeriggio, il pastorello Aci avanzò con il suo gregge fino alla spiaggia, suonando dolcemente la zampogna.

Galatea, dal profondo del mare lo udì e corse ad ascoltare quelli che a lei sembravano i sospiri di un sereno tramonto.

La ninfa, incantata da quella musica, pregò il giovanetto di tornare ogni giorno a suonare per lei la zampogna.

Così tutti i giorni Galatea, adagiata sulla sabbia, ascoltava silenziosamente le melodie che la zampogna del pastorello diffondeva per l'aria.

Un triste giorno furono scoperti dal ciclope, il quale accecato dall'ira cercò subito un pretesto per litigare: accusò Aci di essere il ladro dei suoi pascoli e, scagliandogli contro un macigno, lo colpì a morte.

Galatea, disperata e sconsolata chiese ed ottenne dal padre Oceano che Aci venisse trasformato in un fiume.

Ancora oggi il fiume Aci scaturisce da sotto una rupe di lava e spinge il suo corso fino a mescolarsi, nel mar Ionio, con la spuma dell’infelice Galatea.

 
 

 

 Sk

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