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 Un tempo ... sullo Stretto ...

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Esistono diverse versioni di questa leggenda, per cui è facile trovare delle varianti anche in maridelsud.com

Per il destino di Scilla era stato decisivo l’incontro con Glauco che le si era presentato mentre era intenta a bagnarsi nelle limpide acque del Tirreno.

E’ lui stesso a urlare la sua storia alla fanciulla, rifugiata sulla vetta di un monte, dopo averla involontariamente spaventata per le sue sembianze per metà umane e per metà di pesce, con il volto incorniciato da una folta barba verde e i lunghi capelli.

Glauco era stato un pescatore che trascorreva le sue giornate dedicandosi esclusivamente alla pesca.

Un giorno, la pesca era risultata più abbondante del solito e il pescatore, soddisfatto, aveva disteso le reti ad asciugare su un prato vicino alla spiaggia e disposto i pesci sull’erba per contarli.

All’improvviso i pesci cominciarono ad agitarsi in maniera insolita, ripresero le forze, si allinearono in branco e, saltellando, ritornarono in mare.

Glauco, preso dallo stupore per l’insolito evento, non sapeva se attribuirlo ad un miracolo o ad una strana volontà di un dio.

 Messa da parte l’ipotesi che un dio potesse interessarsi ad un umile pescatore, pensò che lo strano episodio dipendesse dall’erba del prato e provò a mangiarne qualche filo.

Subito sentì nascere dentro di sè un nuovo essere in contrasto con la sua natura umana, fino a trasformarlo in un essere acquatico attratto irresistibilmente dall’acqua.

Oceano e Teti, dalla cui unione, secondo la mitologia, avevano avuto origine tutti i grandi fiumi, tra cui il Nilo, implorati dagli altri dei, lo trasformarono in un dio dalle sembianze che avevano terrorizzato Scilla, a tal punto che, dopo aver ascoltato il racconto, andò via lasciando il dio solo e disperato.

Glauco non si perse d’animo e pensò di recarsi all’isola di Eea, dalla maga Circe, sperando che potesse intervenire per fare innamorare Scilla di lui.

Ma la maga lo ammonì , ricordandogli che non era opportuno per un dio , implorare una donna mortale per farsi amare, e gli offrì, invece, il suo amore.

Al rifiuto di Glauco di tradire l’amore per Scilla, Circe, furiosa, decise di vendicarsi: preparò un filtro e lo versò nelle acque di Zancle, dove Scilla era solita fare il bagno.

Quando la fanciulla arrivò, accaldata dalla grande afa della giornata, e si immerse nelle limpide acque, vide subito sorgere intorno a sé mostruose teste di cani rabbiosi e ringhianti.

 Cercò di  scacciarli, ma si accorse che erano attaccati alle sue gambe ,ognuno con tre file di  denti e con un collo serpentino che si agitava fremente.

Fu tale il disprezzo che la fanciulla ebbe di sé, che si gettò in mare, dimorando per sempre nella cavità di uno scoglio, di fronte a Cariddi, al di là dello Stretto, sul versante calabrese.  

 

 

 Sk

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