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 Un tempo ... sullo Stretto ...

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  Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia, testi - a cura di Www

 

A circa 2 Km da Gambarie, ai piedi del monte Basilicò, in località “Le due Fiumare”, nel cuore del selvaggio e misterioso Aspromonte, dove i monaci basiliani, fuggendo la società, erano soliti ritirarsi attendendo ad una vita di meditazione tra la silenziosa e sublime natura, vi è la cosiddetta grotta di San Silvestro.

Interamente incassata nella montagna, tra castagni e querce, ha dato luogo ad una storia-leggenda che da più di mille anni si tramanda di generazione in generazione.

In questa grotta si era ritirato, per vivere da eremita, il papa Silvestro.

L’imperatore Costantino, colpito dalla lebbra, ordinò a Siface, capitano delle sue guardie, di cercare Silvestro e condurlo a Roma, per porre fine alla sua terribile malattia.

Siface prese la via del mare e, sbarcato a Gerace, con l’aiuto della gente del posto, cercò su tutte le  montagne, fino a quando non trovò l’umile  Papa

nella fredda ed  umida grotta, dove con  lunghi digiuni, privazioni e sacrifici corporali, santificava la sua vita.

Silvestro chiese, prima di essere riportato a Roma, di poter rivedere tutto l’Aspromonte che tanto amava poiché quel luogo così favorevole alla meditazione, lo aveva aiutato ad arrivare a Dio e ad essere Beato.

Girando per i boschi, giunse alla valle dove, parecchi secoli dopo, sarebbe sorto il santuario della Madonna della Montagna di Polsi, uno dei più suggestivi della regione, collocato ai piedi del Montalto.

Lì Silvestro nascose la sua cosa più cara e preziosa: una croce  di ferro, davanti alla quale si era soffermato a lungo a pregare, nei silenzi di quella grotta.

Dopo aver benedetto quel luogo, tornò a Roma e guarì Costantino, il quale, per il miracolo ricevuto si fece battezzare e divenne cristiano.

Molti anni dopo, l’Imperatore partì per Bisanzio e ad accompagnarlo fino a Catanzaro fu Proprio Silvestro che potè così ritornare in Aspromonte a riverire nuovamente la sua croce.

Per volere divino quella croce fu poi trovata da un torello, che, allontanatosi dalla mandria, si fermò in ginocchio per tre lunghi giorni davanti al sacro oggetto, dopo averlo estratto dal terreno scavato con le corna.

In quel luogo fu costruita una bella Chiesa, dove la croce si trova tutt'ora e dove la statua della Madonna della Montagna attira migliaia di fedeli, provenienti soprattutto dalla Calabria e dalla Sicilia, speranzosi di ottenere le grazie desiderate.

 

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