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Un tempo ... sullo Stretto ... |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia, testi - a cura di Www |
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Una sera, al tempo in cui vigeva il culto pagano, si festeggiava a Reggio la dea Fascelide ed il suo tempio era così illuminato da attirare l’attenzione di una nave proveniente da Malta, che conduceva alcuni prigionieri per essere giudicati dall’Imperatore. Uno
di essi, un ebreo piccolo di statura, col volto sfinito e gli occhi
sfolgoranti, si avvicinò al tempio e con voce tonante cominciò a
parlare alla folla, che si raccolse subito intorno a lui, levando in
alto le fiaccole per guardare il suo volto. L’uomo parlava di un Dio giusto, padre degli uomini, più potente di Giove e di Apollo, il quale aveva mandato nel mondo il suo Figliolo per insegnare la fratellanza, liberare gli schiavi, consolare gli afflitti e chiamare i buoni, dopo la morte, alla gloria dei cieli; parlava, invece, male degli dei pagani che erano da ritenersi falsi e bugiardi. |
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Questo
portò i sacerdoti a scagliarsi contro di lui e ad intimargli il
silenzio. Il prigioniero, allora, sempre con voce altisonante, chiese di poter parlare ancora il tempo necessario affinché si consumasse un mozzicone di candela che si premurò di accendere e posare sul capitello di una colonna posta lì vicino. Prese,
intanto, la parola il centurione, che accusò l’uomo di essere un
visionario di una setta sorta a Gerusalemme, che adorava come figlio di
Dio un uomo condannato al supplizio della croce: per questo motivo
veniva condotto dall’Imperatore per essere giudicato. |
Reggio Calabria, Cattedrale della SS. Maria della Consolazione: una parte della colonna con evidenti segni di bruciatura |
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Era, intanto, calata la notte e dalla spiaggia soffiava un vento fragoroso
che faceva vacillare la piccola candela posata sulla colonna, mentre lo
sconosciuto predicatore continuava ad esaltare la vita di Cristo, la sua
morte e la Risurrezione. |
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All’improvviso, una folata di vento scosse la fiamma, l’agitò e la piegò sulla colonna che prese fuoco come fosse un pezzo di legno. Una maestosa fiamma si levò, illuminando i volti della folla sbalordita, mentre il prigioniero continuava a stupire col suo discorso al punto che tutti i presenti emisero un urlo di terrore e caddero in ginocchio chiedendo a gran voce di essere battezzati.
Il prigioniero, che era San Paolo, li asperse con l’acqua lustrale.
Ancora oggi, nel
Duomo di
Reggio, conservato in una teca, fra i cimeli più
antichi e venerati, vi è un pezzo di colonna su cui vi sono segni
evidenti di bruciatura. |
Reggio Calabria, Cattedrale Metropolitana: primo piano della porzione della colonna. |
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