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Dalla
fondazione alla morte di Anassila |
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Secondo un’accreditata tesi sull’origine della città, l’antica
Reggio (greco Rhegion, latino Regium), dopo Cuma la più antica colonia
greca dell’Italia meridionale, fu fondata, nello stesso sito della
città moderna, da coloni provenienti da Calcide di Eubea e da Calcidesi
di Zancle (730-720 a. C.).
Fu l’ateniese Teocle, giunto sulle rive orientali della
Sicilia ad essere colpito dalla bellezza del paesaggio e, tornato in
Grecia, propose agli Ateniesi di fondare una colonia nel luogo che aveva
scoperto.
Visto
il loro dissenso, si rivolse ai Calcidesi dell’Eubea, i quali, decimati
da una carestia, erano stati invitati da Apollo a raggiungere una terra
lontana più propizia.
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Approfittando, così, della proposta di Teocle giunsero in
Sicilia e, successivamente, a Zancle e Reggio, abitate rispettivamente da
Siculi e Ausoni.
In quello stesso luogo Messeni e Lacedemoni si contendevano
con aspre battaglie il tempio di Diana, posto su confini comuni finchè
i Messeni furono costretti dai loro concittadini a prendere la via dell’esilio.
Ritiratisi in Macisto nella Trifilia, interrogarono l’oracolo
di
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Apollo per sapere quale potesse essere la loro salvezza dopo
l’abbandono della terra natia.
L’oracolo consigliò loro di seguire i Calcidesi
che procedevano per Reggio, dove avrebbero avuto oltre la protezione di
Diana, una situazione più fortunata.
Non si hanno notizie sicure sulla
convivenza delle due popolazioni in Reggio, né si conoscono le cause
che indussero i Messeni a prevalere sui Calcidesi, che, invece,
dominarono Zancle.
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Aumentati di numero e di potenza, i
Messeni stabilirono una certa supremazia sugli indigeni, alcuni dei
quali si confusero con la nuova popolazione mentre altri si ritirarono
nelle zone montane per mantenere la loro indipendenza e nazionalità.
Reggio fu retta da un governo
aristocratico dei “Mille”, modificato, più tardi, dalla legislazione attribuita a Caronda, figura più o meno leggendaria, che dettò leggi per Reggio come per le
altre colonie dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Il moto democratico sviluppatosi in Reggio, portò a lotte
contro la vicina Crotone, digarchica e pitagorica, che venne sconfitta
presso il fiume Sagra da Reggini e Locresi alleati, verso la metà del
VI sec. a.C.
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In opposizione a Crotone che nel 510 distruggeva Sibari, e
di fronte alle minacce degli Etruschi per mare e Japigi per terra, la
tendenza democratica sfociò nella tirannide militare di Anassila.
E’ poco nota la storia di Reggio fino alla tirannide di
Anassila il giovane, né è possibile sapere quando i Messeni siano
riusciti ad avere la meglio sui Calcidesi, i quali dopo Antinesto non
compaiono più nella storia reggina.
Da alcune fonti si evince soltanto che al tempo dei Messeni,
Reggio raggiunse il culmine dello splendore e ciò conferma l’ipotesi
che nessun avvenimento tragico abbia molestato la città, che giunse ad
emulare le vicine repubbliche di Sibari e di Locri, che primeggiavano in
tutta la regione italica.
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Anassila
teneva molto a che Reggio diventasse grande e temuta perché questo
avrebbe reso grande e temuto il suo nome.
Alleatosi
con Terillo di Imera accolse nella città nuovi coloni sami e messeni,
occupò Zancle, nella quale trasferì numerosi esuli messeni,
imprigionando il tiranno Scite.
Nel
496, diventato signore di Zancle, cambiò il nome della città in quello
di Messena, in ricordo della perduta patria, e mise a governarla il
reggino Micito.
Strinse anche un’alleanza
con i Messeni stanziatisi a Zancle, che durò a lungo a vantaggio delle
due città, le quali, grazie ad un ottimo governo, con le stesse leggi,
raggiunse un grande splendore oltre ad un’espansione del territorio.
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Allestì un’armata per
assalire le navi dei Tirreni che solcavano il mar italico, al quale da
tempo avevano dato il loro nome.
I Tirreni, però, mal sopportavano che Anassila limitasse
quel predominio marittimo che avevano avuto per secoli, per cui furono
inevitabili gli scontri che si conclusero con l’occupazione delle Eolie
e di Scilla, città che Anassila pose a baluardo del territorio reggino
contro le scorrerie delle navi nemiche.
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La raggiunta potenza di Anassila preoccupò le vicine
repubbliche italiote soprattutto quando fu reso noto che egli aveva
chiesto in moglie Cidippe, figlia del tiranno di Imera, e che si era
alleato con parecchi tiranni della Sicilia.
Per fronteggiare Anassila, gli Italioti si allearono e in
odio alla sua tirannide espulsero dalla Magna Grecia la città di Reggio
dove, intanto, Anassila aveva ospitato alcuni pitagorici, perché sperava
che con le loro massime potessero frenare le idee democratiche.
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Ma gli eventi non furono propizi alle speranze di Anassila
poiché i pitagorici fecero, invece, rivivere la Repubblica di Reggio e
agevolarono la fine della tirannide in Sicilia e in Grecia.
Nel 480 fu coinvolto nella sconfitta subita a Imera dai
Cartaginesi che egli aveva chiamato in
aiuto contro altri tiranni siculi come Ippocrate di
Gela, Terone di Agrigento, Gelone e Ierone e ciò lo
costrinse a sottomettersi a Siracusa.
Fu questa impresa causa di odio per Anassila da parte degli
stessi tiranni della Sicilia, poiché aveva osato fare appello ad un
popolo straniero per opprimere l’Isola.
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Egli, però, tornò a Reggio
determinato a vendicarsi sulle repubbliche italiote per la sconfitta
subita a Siracusa.
Cominciò così ad opprimerle con qualsiasi pretesto,
sconfisse in una battaglia i Crotoniani,
invase Locri e stremò talmente la città che i Locresi fecero a
Venere il voto di consacrare tutte le loro giovinette se fossero riusciti
a liberarsi dalle armi di Anassila.
Grazie all’intervento del re di Siracusa tolse l’assedio a
Locri anche se gli costò molta amarezza.
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Morto Anassilao nel 476, tenne il potere per i suoi figli
minorenni Micito.
Tuttavia i cittadini, sebbene lo avessero in simpatia per le
sue virtù, aspirando all’antico assetto popolare, diedero luogo a
numerose battaglie che portarono Reggio ad un periodo di decadenza.
Micito riuscì a sollevare le sorti della città e a
conquistare parecchie colonie.
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Quando i figli di Anassilao cercarono di revocare nelle loro
mani il potere, Micito si ritirò in Grecia dove trascorse il resto
della sua vita.
I due giovani si divisero il potere: uno rimase tiranno di
Reggio e l’altro ebbe Messena.
Ma il loro cattivo governo indusse i Messeni e i Reggini ad allearsi per cacciarli via, decretando, così, la
fine della tirannide.
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