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Dalla tirannide
alla repubblica |
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Alla tirannide di Anassila seguì un
periodo di anarchia, che risultò per la storia della città forse
più calamitoso della precedente forma di governo.
La mancanza di qualche cittadino
che detenesse il potere e guidasse le sorti della città fu causa
di un susseguirsi di lotte e vicende dolorose che costrinsero il
partito più debole a chiedere l’intervento degli Imeresi della
Sicilia, alleati dei Reggini fin dai tempi di Anassila e di
Terillo.
La
situazione caotica vissuta dalla città andò a vantaggio degli
Imeresi che si stabilirono con le loro famiglie, cacciarono
tutti i Reggini non moderati, usurpando i beni degli esuli e
assumendo comportamenti oppressivi che forse nessun tiranno
aveva mai avuto nei confronti dei Reggini.
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Tuttavia
questo periodo di anarchia che aveva portato soltanto a
soffocare il principio della libertà e dell’ordine, servì a far
rifiorire la repubblica.
Calmati gli
animi, ai fuoriusciti reggini fu concesso di ritornare in patria
e la condivisione dell’idea di una patria comune permise a
Reggio di rivivere l’antico splendore e, quindi, di tornare a
far parte della Magna Grecia.
La
diffusione delle dottrine della scuola pitagorica, frequentata
dai più nobili e dotti uomini, cui furono poi conferiti i
supremi poteri, per la benefica influenza esercitata sui
costumi, sulle idee, sulla legislazione repubblicana,
ispirata a concetti di diversa democrazia, fu
il punto di partenza di
un ordinamento civile e di un periodo di progresso che consentì
ai Reggini di dedicarsi alle scienze, alle lettere, alle arti,
al commercio e di allearsi con le repubbliche della Grecia. |
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Numerosi
poeti, filosofi, pittori e legislatori ai quali le generazioni
hanno guardato con la più grande ammirazione, formarono la
gloria e lo splendore di un’epoca e fecero di Reggio, come delle
altre regioni della Magna Grecia, una delle più civili culle
dell’antichità.
Tra i più
famosi pitagorici che tennero il governo si annoverano i reggini
Aristocrate, Elicaone, Teereto, Teocle e Teeteto, i quali non
solo modificarono la legislazione di Caronda ma giunsero a
promulgare nuove leggi. |
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Arricchivano la città bellissimi edifici
pubblici e privati, grandiose opere di pittura e scultura, i
maestosi templi di Giove, al cui culto fu dedicata una moneta
reggina, di Apollo, che secondo un’antica tradizione era stato
fondato da Oreste, di Diana, la cui fondazione risaliva
agli Aurunci ed agli Osci.
E poi ancora statue di marmo tra le quali
divenne molto famosa ed ammirata quella di Venere.
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Tra gli edifici pubblici furono famosi il
Teatro, le Terme e la Zecca in cui furono coniate monete di
argento e di bronzo dedicate al culto di alcune divinità o ad
alcuni simboli della forma repubblicana.
Reggio
eccelse in molte opere che trovarono diffusione in tutta la
Magna Grecia.
Se a queste
opere si aggiungono le incantevoli bellezze delle fertili
campagne, adagiate tra i colli e il mare, davanti allo stupendo
scenario della costa sicula, il clima sano e temperato, le
prelibate pietanze di pesce spada e di murene e l’ingegno dei
cittadini, è facile concludere che Reggio, intorno alla seconda
metà de VI sec. a. C. fosse una delle più splendide repubbliche
italiote. |
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