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Venerat
ad Augustum licentiore vestitu et oculos offenderat patris
tacentis. Mutavit vestem suam postero die et laetum patrem
affectata severitate complexa est. At ille, qui pridie
dolorem suum continuerat, gaudium continere non potuit et:
"Quantum hic cultus -inquit- in filia Augusti probabilior
est!". Non defuit patrocinio suo Iulia his verbis: "Hodie
enim me patris oculis ornavi, heri viri".
(da
"Battute
di spirito di Augusto e di sua figlia Giulia"
di
Macrobio)
(Giulia)
si e era presentata ad Augusto con un abito troppo
spregiudicato, urtando gli occhi del padre (rimasto)
silenzioso. Il giorno dopo si cambiò d'abito e
abbracciandolo rese il padre felice. Ma egli, che il giorno
prima aveva represso il proprio dispiacere non poté
trattenere la contentezza e disse: "Quanto più è
apprezzabile questo abbigliamento nella figlia Augusto!" La
figlia si difese con queste parole: "Oggi mi sono fatta
bella agli occhi del padre, ieri a quelli dell'uomo."

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Ma quando le notizie sulla dissolutezza
della bellissima figlia del Cesare si diffusero in tutta Roma, dopo che
Tiberio si era separato da lei due anni
prima della nascita di Cristo,
l'imperatore non potendo più ignorare la cosa e per coerenza con i
principi conformi alla
morale di cui si era fatto portabandiera per molti anni, ordinò che
la figlia venisse esiliata nell'arida isola di Pandataria, la odierna
Ventotene.
Qui, Augusto, le proibì di fare uso di alcoolici, e
di indossare gioielli.
Nessuna persona, nè servi nè uomini liberi,
poteva andare a visitarla senza il suo permesso.
Augusto rimase irremovibile su queste
decisioni.
Solo dopo cinque anni, nel 3 d.C., Giulia ottenne di poter
vivere a Reggio gli ultimi anni della sua vita che furono anche gli ultimi di Augusto.
Morì, infatti, poche
settimane dopo il padre, nel 15 d.C., quando, salito al trono Tiberio, fu
assoggettata a una prigionia ancora più dura fino alla morte
per fame.
Qualcuno vuole che la sua abitazione a Reggio fosse
una torre, esistente fino al 1783 a sud-est dell'attuale Villa Zerbi,
nel corpo del palazzo che la fronteggia, al di là della via omonima.
Altri, invece, riconoscono in quell'edificio piuttosto
il sepolcro della lussuriosa principessa: un sepolcro sontuoso,
indubbiamente, quale si addiceva ad una che in fondo era sempre la
figlia del Divino Augusto.
Secondo le testimonianze dell'epoca, infatti, la
torre detta "di Giulia" aveva forma quadrata di circa dieci
metri per lato e nel corso dei secoli era stata inserita nel sistema
difensivo della città come rivellino avanzato da cui si poteva
agevolmente controllare sia la Porta Mesa che il lato Nord del Forte di
San Francesco, tra i quali essa si trovava.
Lo spazio fra la torre e le mura di cinta era
rimasto, ma un arco, quasi un ponticello, permetteva sicure
comunicazioni fra questa scolta avanzata e la città.
Nel 1789, dovendosi allineare le costruzioni e i
ruderi lasciati dal terremoto di sei anni prima, e dare sfogo a una
strada, la torre fu abbattuta. Nulla, però, fu fatto per verificarne la
struttura.
L'incertezza, quindi, sulla destinazione vera di quell'edificio rimase, e
rimane tuttora, per cui non ci è dato sapere se esso fu la tormentosa
dimora di una giovane donna costretta, fra quelle poco allegre mura, a
rimpiangere un passato fastoso e gaudente, o ne costituì invece il
silenzioso porto, l'ultimo approdo, oltre il quale tutto è oblio e
pace. |