|
Le origini di Reggio Calabria: civiltà premagnogreca |
||
|
Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia; Www: trattamento testi, storiografia; Angela E. Calarco: committenza locale. |
||
|
Letture u |
|
Prima delle colonie greche (le quali, checchè se ne pensi e scriva, furon tutte posteriori alla guerra di Troia) avemmo senza dubbio qui (a reggio) ed in Sicilia i Fenicii. Questa nazione, che si contrastava allora l'impero del mare co' Tirreni, si era messa assai di buon'ora in contatto colle città marittime della Sicilia e dell'Ausonia, e fondato aveva operosi emporii commerciali in Melita, in Càtana, in Zancle, in Reggio, ed in altre città litorane. Quando poi cominciarono a frequentarvi i Greci, ed a postarvi le loro colonie, i Fenicii vedendosi molestati nelle città aperte, si andarono concentrando e fortificando in Motia in Soloento, ed in |
|
Panormo: e strinsero lega
cogli Elimi, che abitavamo nelle parti superiori della Sicilia. Possiamo argomentare, non senza fondamento, che Reggio dalla morte di Giocasto alla venuta de' Calcidesi durasse sempre costituita dagl'indigeni Aurunci a repubblica aristocratica. Perciocchè quantunque sia tradizione che dopo l'eccidio di, Troja molti raminghi Trojani fossero venuti a stanziarsi in Reggio; e (se dobbiamo dar credito a Catone) un buon numero di Achei vi fossero capitati e dimorati, ciononostante egli è certo che costoro non furono mai tanti che potessero far sospetta a' nativi la loro influenza o potenza (……) (in) un'antichissima moneta |
|
|
|
reggina (…) il nome della città è scritto in lettere osche da destra a sinistra (...). Essa reca da un lato un Giove seduto, una testa di Tauro dall'altro.Gli Aurunci si vantavano progenie di Giove, e non avevano altro sovrano che lui; e questo nome figuravano sulle monete loro; ed a lui avevano eretto famosi tempii. Non meno di Giove era da loro venerato Nettuno, Dio del fiumi e del mare, Simboleggiato nel Tauro.
E questo' Giove e questo Tauro noi veggiamo nell'antichissima moneta
osca de' Reggini. Lo stato regio o tirannico non mise per lo più sulle
monete appo i Greci che teste di 'Re o di tiranni. Non vi è più alcuno che metta in dubbio una civiltà italica anteriore alla greca, oggi che la. scoperta di tanti monumenti conferma a meraviglia le opinioni de' dotti. Lo studio delle antiche monete ci conduce alla dimostrazione che le arti erano già assai progredite in Sicilia ed in Italia circa cinquecento anni prima della salute cristiana; quandochè in Grecia restavano tuttavia a quel tempo assai rozze e grettissime. |
|
Tirrene o sicule sono le più antiche monete che si conoscano, e sino a'
tempi di Gelone, di Gerone, e di Anassila, quando le sicule e le
italiche monete erano già molto eleganti, quelle di Grecia non avevano
ancora alcun nome; nè l'ebbero prima de' tempi di Fidia. Ond'è manifesto che le arti erano già in gran fiore in Italia quando vi vennero le colonie greche. E vedendo ne' primi tempi di queste colonie cosi avanzate le arti nostre rispetto alle greche, non basta forse a fare arguire non già noi delle greche arti esserci giovati, ma si i Greci delle nostre? Non già noi aver derivato incremento alla civiltà nostra dalla greca, ma dalla nostra i Greci alla loro? E da' nostri libri quanto tesoro non accrebbero alla loro letteratura, alle loro scienze speculative, alle loro civili istituzioni? Non furono invitati assai spesso in Grecia i nostri artefici più insigni a condurre opere di pittura e di scultura? Non vennero assai spesso di Grecia in Italia i più chiari uomini ad imbever le dottrine de' nostri, a conoscer le nostre leggi, a |
|
meravigliare i nostri monumenti? Intorno a ciò abbiamo si larga copia d'esempii
storici, che non mi è necessario, l'allungarmi in altre parole. Senza che, dell'antichissima civiltà italica fanno mirabil fede i monumenti etruschi pubblicati dal principe Luciano Buonaparte, i quali comprovano ad evidenza la veridicità delle antiche tradizioni. Ma se i vasi etruschi da lui scoperti e dichiarati avevano già dimostrato un periodo d'arte italica antichissima, quelli posteriormente scoperti in Sicilia e nella Magna Grecia, facevano prova della perfezione dell'arte non nella sola Etruria, ma in tutta l'Italia. Onde a ragione non si chiamano ora più vasi Etruschi, ma vasi italici. |
|
A' quali non sono comparabili nè per quantità, nè per grandezza, nè per
bellezza e, delicatezza di lavoro, quelli trovati in Grecia. Dalle narrazioni degli scrittori greci che precedettero i tempi di Alessandro traluce chiarissima una civiltà italica anteriore alla greca;. ma gli scrittori greci che vissero dopo quell'età tennero linguaggio assai diverso, e crearono alla Grecia una civiltà molto più antica di quel che attestano i suoi monumenti, e popolarono di favolose colonie greche tutto il mondo molti secoli prima della guerra trojana. Mentre chi legga attentamente in Omero come fossero ancor barbari i Greci a' tempi di tal guerra, vedrà quanto sieno state impossibili le anteriori loro trasmigrazioni in Italia. Dagli scrittori romani posteriori a' tempi di Augusto furono al tutto dimenticate le memorie nostre, e le origini italiche. |
|
Ed all'incontro le opere de' nostri scrittori italici anteriori ai Romani (dalle quali solo avremmo, potuto raccogliere la vera storia nostra) andaron perdute irreparabilmente sotto le rovine della nostra civiltà, che periva combattuta dalla prepotenza de' Romani.
I quali fecero ogni lor possa per disperdere ogni vestigio di una
italica civiltà anteriore al loro dominio. Ed in questo mentre la jattanza de' Greci non travagliati ancora dalle Romane armi, si faceva bella di tutto quel tesoro di civiltà, ch'era stata già nostra, e si usurpava il diritto e la fama di averla propagata alle altre nazioni sino da' tempi più vetusti. Certo fu gran ventura alla Grecia che le sue memorie ed i suoi monumenti durassero quasi intatti; fu grand'infortunio alla Magna Grecia ed alla Sicilia l'essere state conquassate ed arse cosi lungamente dalle armi romane e cartaginesi. |
|
|
Bibliografia Tratto da: Spanò-Bolani, Storia di Reggio Calabria. |
|