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Tra storia e leggenda |
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Le
dominazioni di diversi popoli, alcuni dei quali hanno fatto sì che
venisse meno ogni vestigio della civiltà italica anteriore al loro
dominio, e i vari eventi bellici e sismici, che hanno distrutto le opere
degli scrittori italici, sottraggono l’origine di Reggio ad ogni
indagine storica e la fanno perdere nella caligine della leggenda.
Per
quanti danno credito alla leggenda sulle origini della città, i Greci
avrebbero semplicemente colonizzato “l’urbs a diluvio condita” da
Aschenez, un mercante semita, al quale si attribuisce anche l’invenzione
della barca a remi, che, accortosi della posizione strategica dello
Stretto, vi si stabilì fondando il primo nucleo abitativo.
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Egli,
secondo quanto riportato nella Bibbia, nel 10° capitolo della Genesi,
era figlio di Gomer, pronipote di Noè, e giunse, dalla terra promessa,
sulle sponde italiche,
tre generazioni dopo il diluvio
universale, quando si prosciugarono le acque che avevano sommerso le
montagne.
Lo
storico Giuseppe Ebreo, nel primo libro delle Antichità Giudaiche,
afferma che “Aschenez in verità diede origine agli Aschenazi, che ora
dai greci sono chiamati Reggini”.
Anche
S. Girolamo nelle questioni ebraiche sopra la Genesi, conferma che
coloro che dai Greci erano chiamati Reggini, erano diretti discendenti
di Aschenez.
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Probabilmente
queste citazioni unite alla consapevolezza che considerare i Reggini
discendenti di Noè potesse dar loro più decoro hanno contribuito alla
remota decisione di intitolare una via di Reggio ad Aschenez.
Altri
storici, rifacendosi anche a quanto sostenuto da Spanò e Corcia, non la
pensano allo stesso modo e attribuiscono la fondazione di Reggio ai
Calcidesi.
Per
i sostenitori di questa tesi, quanto affermato da S. Girolamo e da
Giuseppe Ebreo è da riferirsi
ad altre città, chiamate Reggio o con un nome molto vicino, soprattutto
ad una Reggio nella Tracia.
Non
sembra possibile ai Calcidesi che quelle popolazioni, che vivevano
ancora allo stato primitivo, servendosi di imbarcazioni per niente
affidabili potessero navigare
il lungo tratto che separa l’Asia Minore dalle coste estreme dell’Italia
meridionale.
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Ma,
poiché è sicuro che Reggio al tempo in cui scrissero sia S. Girolamo
il quale, oltre tutto, vi aveva avuto dimora, che Giuseppe Ebreo, era
ancora una città ricca e fiorente, gli aschenazici ritengono
impossibile che i due scrittori potessero arrivare a confondere la città dell’Asia Minore con quella
della nostra regione.
La
soluzione del dilemma potrebbe, a nostro avviso, essere fornita solo da
uno studio approfondito sulle correnti migratorie che ebbero inizio
venti secoli prima della nascita di Cristo quando “Dio benedisse Noè
e i suoi figli e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi e riempite
la terra” (Genesi cap. 9).
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Proprio
in virtù di questa citazione non è da escludere uno sbarco sulla costa
reggina dei diretti discendenti di Aschenez, soprattutto se si dà per
certo che i primi abitatori dell’Italia erano popoli di stirpe
giapetica che si spinsero fino alla Spagna, alle zone del centro Italia
e ai confini del Mediterraneo.
Forse
un giorno una risoluzione della disputa ci indurrà a non immaginare
più i nostri avi come gli eroi che hanno popolato le pagine della
mitologia con le loro imprese, che li vede a volte vittime e a volte
vincitori della voracità di Scilla e Cariddi.
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