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Dionisio e Agatocle

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L'età di Dionisio

Nel 405 a.C. un ricco cittadino di Siracusa di nome Dioniso, con la sua malvagia potenza, turbò la pace e la libertà della sua città, diventandone uno dei tiranni più temuti.

Reggio, nel suo tentativo di aiutare insieme a Messena i siracusani, fu, tra le repubbliche italiote, la più colpita dalla ferocia del tiranno siracusano.

Il primo tentativo dei Reggini di muovere guerra a Dioniso, il cui potere dilagava imperturbato su molte città della Sicilia, trovò l’appoggio dei Messeni, ma l’antica ruggine tra le città calcidesi e doriche, opportunamente ravvivata da Dioniso, e l’intervento di

Laomedonte che, assoldato dal tiranno aveva distolto i Messeni dal dichiarare  guerra, fece ritrovare i Reggini completamente soli e rassegnati ad una riconciliazione col tiranno che, intanto, era travagliato dalle armi dei Cartaginesi.

Egli sapeva bene che quest’ultimo popolo rappresentava una minaccia alla sua sicurezza e, con l’appoggio dei Sicilioti e dei Siculi, oppressi dalla crudeltà dei Cartaginesi, riuscì a sconfiggerli e scacciarli.

La liberazione dallo straniero diede a Dioniso la possibilità di finalizzare tutte le sue azioni alla conquista delle più grandi città della Sicilia e della stessa Messena.

La resa di quest’ultima città allarmò molto i Reggini, che, consapevoli di aver rifiutato di dare in moglie al tiranno una loro concittadina e di essere, quindi, odiati da lui, cercarono, senza alcun successo, di contrastargli il possesso di Messena.

Dioniso, vittorioso, ebbe a schernire i Reggini e a rappresentare quel popolo sulla scena come il più codardo e beffeggiato.

Ma ben presto quelle ingiurie si rivoltarono contro ed egli oltre a perdere molti dei suoi uomini rischiò la sua stessa vita nel tentativo di fronteggiare i Siculi, prima di attaccare i Reggini.

Ma ancora una volta lo stato libero durò solo un anno.

Dioniso riprese Messena e impegnò tutte le sue energie nella conquista di Reggio.

Le mire espansionistiche del tiranno preoccuparono a tal punto gli Italioti da riunirsi a Crotone per stringere la lega che fu detta Achea.

Ma la superiorità delle forze di Dioniso e le sue abili strategie, fecero cadere Reggio nel potere del tiranno, dopo un anno di valorosa resistenza.

 La città fu annessa a Siracusa, e, per la sua posizione strategica sullo Stretto, fu considerata osservatorio e centro di congiunzione tra Sicilioti e Italioti, base di partenza per l’espansione nel resto della penisola, anche se tanti anni di lotta e la perdita dell’indipendenza avevano ridotto l’importanza che aveva sempre avuto.

Dioniso cominciò, prima di ogni cosa, col perseguitare i Pitagorici, tra cui il famoso reggino Teeteto e, se non fosse stato nuovamente distratto dalle mire dei Cartaginesi, sicuramente il tiranno avrebbe conquistato tutta la Magna Grecia.

Ma, dopo 38 anni di tirannide a Siracusa e 19 a Reggio, Dioniso morì durante un banchetto in onore degli dei che lo avevano aiutato ad essere vincitore nelle feste Lenee in Atene.

Gli succedette il figlio Dioniso II. Incline, in un primo momento alla tranquillità, si preoccupò di rimarginare le ferite del padre, ricostruì egregiamente Reggio che prese il nome di Febea o città del sole e diventò insieme a Caulonia e Locri la sua dimora preferita.

Ma non tardarono le congiure dei Sicilioti che portarono alla disfatta di Dioniso: il cognato Dione, che mal sopportava che  la sua patria  fosse  soggiogata  dalla tirannide,  aiutato dai Corinti e da Agrigentini, Gelesi, Camarinesi e altri Sicilioti ridusse il potere di Dioniso, che  a  quel tempo

era sicuramente tra i più potenti d’Europa. Nel 351 a. C. Reggio scacciò il presidio di Dioniso, liberandosi così dal dominio di Siracusa contro la quale nel 344 a. C. aiutò Timoleone, il quale era stato chiamato da Corinto proprio dai Siracusani e da altri Sicilioti perché ponesse fine alle guerre civili.

Timoleone riuscì dopo vari conflitti a cacciare via i tiranni, ricostruì le città greche distrutte dai barbari, riportando le repubbliche della Magna Grecia, e, soprattutto, Reggio, all’antica prosperità, che durò sino ad Agatocle, con il quale, purtroppo, tornarono in servitù le più splendide repubbliche della Magna Grecia.

 

 L'età di Agatocle

Mentre a Siracusa si riaccesero i tumulti popolari che videro il nascere della tirannide di Agatocle, il resto della Magna Grecia era molestato dal dilagare della potenza dei Bruzii, i quali, ottenuta l’indipendenza dai Lucani, si connotarono per la loro politica antiellenica, che, sorta come aspirazione alla propria autonomia, portò in breve tempo a vere e proprie pretese di egemonia.

Le fonti storiche relative a Reggio, nel periodo di Agatocle, sono quasi assenti.

Quasi sicuramente la città fu sotto l’influenza di Alessandro il Molosso, re dell’Epiro, chiamato dai Tarantini contro i Bruzi e i Lucani.

In una narrazione dello storico Diodoro, che ricorda le origini reggine di Agatocle e il ruolo avuto dal futuro basileus nella difesa di Reggio dai Siracusani Eraclide e Sosistrato, emerge l’esistenza di un partito democratico in Italia con base a Reggio, del quale Agatocle fu certamente uno dei capi.

L’assenza di fonti successive, probabilmente, è da attribuirsi ad una riaffermazione del predominio di Siracusa.

Di sicuro Agatocle, dopo aver reso stabile il governo in Sicilia, quasi a voler ripercorrere le tappe della politica di Dioniso, si occupò della situazione creata dalla pressione militare dei Brettii sugli Italioti.

Ma, a differenza di Dioniso, non fu da questi popoli osteggiato, al contrario, alcune città, tra cui sicuramente Reggio e Locri, chiesero il suo aiuto.

La prima campagna militare di Agatocle contro i Brettii si fa risalire al 299 a. C.

Si concluse con una vittoria del basileus, ma una rivolta dei suoi mercenari Liguri e Tirreni, rimasti nel Bruzio, lo costrinsero a tornare a Siracusa.

Più fortunate furono le spedizioni nel 295 a. C. e nel 293 a. C. che consentirono al tiranno di assediare Crotone e di riprendere il controllo di Hipponion a vantaggio di una certa sicurezza per Locri e Reggio.

La conquista della regione era un obiettivo primario per Agatocle proprio per la sua quasi inesauribile disponibilità di legname e pece, necessari per i cantieri navali e, quindi, per l’allestimento della sua poderosa flotta che contava circa 200 navi.

Ma la morte colse il basileus nel 289 a. C. proprio durante una campagna militare nel Bruzio. Secondo una leggenda fu avvelenato dal nipote Menone e poiché non esisteva farmaco che potesse lenire gli spasmi causati dal veleno, un legato di Demetrio, re di Macedonia, lo fece porre semivivo su un rogo e lo bruciò.

Per gli storici, invece, Agatocle morì di malattia, affranto sicuramente dal dolore perché il nipote gli aveva ucciso il figlio designato al trono.

Non sapendo a chi affidare il regno, ristabilì a Siracusa il governo repubblicano democratico.

La debolezza della Siracusa post-agatoclea rese ancora più vulnerabile l’ormai fragile grecità italiota a vantaggio della potenza brettia sempre più pressante ai confini dei territori italioti.

 

 

 

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