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L'arrivo dei romani - Augusto

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Con la morte di Agatocle, Rhegion si trovò da sola ad affrontare la popolazione indigena dei Bruzii, che occupava proprio quel retroterra che essa aveva dominato per secoli e che aveva assicurato le materie prime, soprattutto legname e pece, essenziali per la costruzione delle navi e, quindi, per il commercio marittimo.

Il ritrovamento su molte alture strategiche di Reggio di monete legate al mercenariato fa pensare che la situazione fosse resa più insostenibile anche dalla presenza di guarnigioni mercenarie agatoclee, solidali con i Bruzi per motivi economici e politico-militari.

Intanto incontrastata procedeva la potenza della Repubblica Romana che dalle sponde del Tevere si era estesa sui territori vicini.

Ogni pretesto di guerra era gradito ai Romani, poiché consentiva loro di aggregare una nuova regione, per cui è facile pensare come accolsero di buon grado l’invito dei Turini, in guerra con i Lucani e i Brettii.

Nel 282 a. C. il console Fabio Luscino scese nell’Italia e sconfisse i Sanniti, i Lucani e i Bruzi ed allora non solo Turi ma anche Locri e Reggio si posero sotto la tutela di Roma.

Ma la discesa degli eserciti romani indignò i Tarantini che si allearono con Pirro, re dell’Epiro, per dichiarare guerra a Roma, la quale, invece, per fronteggiare il sopraggiunto pericolo si alleò con Cartagine.

I Romani, valutando la posizione strategica di Reggio nell’imminente guerra vi stabilirono un loro presidio per impedire alla città sia l’alleanza con Taranto che la caduta sotto il potere di Pirro, il quale fu sconfitto a Benevento dal console Curio Dentato e cacciato dall’Italia mentre tutte le città italiote furono assoggettate a Roma.

Indebolite da tante guerre, ridotte in miseria, videro venir meno persino il nome di Magna Grecia a favore di quello dei Brutii sotto l’influenza della nuova dominazione.

L’alleanza con Roma contro il re dell’Epiro non si era rivelata fortunata per Reggio poiché i Romani, invitati per difenderla e presidiarla, avevano finito, invece, col saccheggiarla uccidendone crudelmente gli abitanti.

Reggio diventò città federata e perse ogni sua personalità politica anche se le venne concesso il privilegio di coniare monete di bronzo fino all’89 a. C.

Fu garantita ai Reggini la libertà di governarsi con leggi proprie, di conservare le antiche usanze civili e religiose ma non quella di contrarre alleanza ed inoltre era obbligo per loro fornire ai Romani un numero di navi equipaggiate per affrontare le varie guerre.

A minare la stabilità della Repubblica romana fu la battaglia di Canne nel 261 a. C., in piena guerra punica, che vide il cartaginese Annibale vittorioso sui Romani, i quali, invece, persero cinquantamila uomini.

I Lucani e i Brutii furono i primi ad abbandonare l’alleanza con Roma e ad allearsi con Amilcare ed Annone, generali di Annibale, per attaccare Reggio.

La città resistette all’attacco dei due generali e a quello successivo del 211 a. C. portato personalmente da Annibale.

Elevata ormai a rango di Municipio dalla Repubblica Romana che la lodò per il suo coraggio e la sua fedeltà alla comune causa di cacciare lo straniero dal suolo italico, e, per la sua posizione strategica, diventò sede degli eserciti romani diretti alla conquista della Sicilia e dell’Africa.

Nel 206 a. C. Scipione l’africano partì proprio da Reggio per muovere contro Cartagine, nemica di Roma.

Al suo ritorno vittorioso dall’Africa nel 201 a. C., diretto verso Roma, Scipione si fermò a Reggio in segno di gratitudine, poiché gli era stata di buon auspicio la partenza dal porto reggino verso l’Africa.

Tuttavia, le vicende delle guerre puniche avevano ulteriormente contribuito alla distruzione delle ricche città, delle scuole di antica sapienza, dei capolavori dell’arte greca, delle feconde campagne il cui posto era stato preso da terre deserte e incolte.

Molti monumenti rimasti illesi furono trafugati o a Roma o a Cartagine e perfino l’idioma italiota fu sostituito da un gergo barbaro.

Reggio fu la sola tra le città italiote a non essere coinvolta nella distruzione di ogni vestigio dell’antica civiltà, né, forse, fu turbata da lotte interne per tutto il secolo che va dalla fine della guerra di Annibale alla guerra Sociale.

Per questo la città potè dedicarsi senza difficoltà al commercio e conservare oltre all’idioma greco, la ricchezza di  opere  d’arte  e letterarie;  favorita  dai  Romani,  in  una  posizione eccellente per il commercio tra l’Oriente e il

Tirreno, si avvantaggiò di una particolare prosperità fino all’età imperiale.

Roma, intanto, potente e ricca, gravava sui popoli italici ai quali non rimaneva che lavorare la terra per guadagnare il necessario per vivere e pagare i tributi ai loro dominatori.

Gli Italici, memori dell’antica potenza e rammaricati per aver sparso tanto sangue e persi tanti uomini per la sicurezza e grandezza dei Romani, nel 122 a. C. proposero al Senato di Roma una legge che autorizzasse lo sgravio degli oneri fiscali e il diritto alla cittadinanza romana.

Nel 90 a. C. il console Lucio Giulio Cesare promulgò la legge Giulia in virtù della quale il nome “italico” fu assunto anche dalle città del nord Italia, furono abolite le distinzioni tra latini e italici, tra Confederati e Coloni, mentre Reggio da città federata divenne Municipio senza suffragio, conservando, cioè, la libertà di governarsi con leggi proprie.

Successivamente andò a fondersi con la cittadinanza romana col diritto del suffragio nell’elezione dei magistrati, e di accesso agli uffici di Roma e rimase nobile e splendido municipio romano fino al termine della guerra tra Cesare Ottaviano e Sesto Pompeo.

Conservò a lungo le caratteristiche di città greca  e uomini illustri tra i quali il poeta Licinio Archia da Antochia, considerarono un onore l’aver ottenuto la cittadinanza reggina.

Anche nel periodo della guerra civile in Roma tra Mario e Silla e della guerra servile voluta da Spartaco contro la  dominazione romana,  Reggio  mantenne alto il suo prestigio di alleata e federata alla Repubblica Romana e difese la sua posizione di preminenza respingendo valorosamente l’attacco di Sanniti e Lucani, ribelli alla stessa autorità reggina, durante la guerra civile tra i due condottieri romani.

Più tardi Reggio diventò colonia militare e fu chiamata Regium Julii, probabilmente a testimonianza del dominio di Giulio Cesare Ottaviano, il quale risparmiò la città dal cedere il suo territorio ai veterani e per incrementare la popolazione reggina, ormai ridotta nel numero, nel 36 a. C. fece stanziare soldati della sua flotta.

Reggio rimase un municipio amministrato dai Quadrunviri quinquennali e per tutta l’età imperiale, nonostante i numerosi terremoti, fu tra le più importanti città dell’Italia meridionale, sfuggendo alla generale decadenza che colpì la regione.

Per questo i Reggini rimasero sempre grati ad Augusto che considerarono loro protettore e gli dedicarono una statua su un cippo di pietra, scoperto nel 1920, con scritto su: AUGUSTI.

Punto obbligato di passaggio verso la Sicilia, Reggio, già devastata nel 1410 da Alarico, divenne, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, uno dei principali obiettivi degli eserciti che invasero l’Italia.

 

 

 

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