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Agrigento - Escursione marzo 2004

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

 

 

BREVE PRESENTAZIONE

La fondazione di Agrigento risale al 581‑580 a. C., ad opera di coloni di Gela, a cui si aggiunsero un gruppo di originari di Rodi. Il territorio era particolarmente favorevole all'insediamento umano e numerose sono le stazioni preistoriche, le più antiche  risalenti al periodo neolitico.

La fascia tra i fiumi Akragas (Sant'Anna) e Hypsas (San Biagio) comprende una serie di colline capaci di offrire riparo dall' aria malsana delle acque stagnanti. La città era circondata da un ciglione consistente sul lato sud-est, che serviva per una solida linea muraria e dai due fiumi che offrivano un riparo sicuro. La fertilità del territorio e l'altopiano granifero e minerario, furono le fondamenta della floridezza raggiunta dall'antica Akragas, città che Pindaro esaltò come "la più bella fra le abitate da mortali".

A un decennio circa dalla fondazione, sotto Falaride, Agrigento tendeva ad allargarsi e ad affermare il predominio nel retroterra e, sotto Terone (488‑73 a.C.), fino ad Imera, sull'opposto versante.

Inoltre riuscì ad avere il sopravvento su Eraclea e Gela. Nel V secolo, al culmine del suo splendore, la città contava circa 100.000 abitanti.

Tra la città e l'Africa esisteva un fitto commercio, molto vantaggioso per Akragas, fornitrice di derrate, olio e vini. Cartagine tentò di risolvere la questione economica con la forza, con vicende alterne, che spesso furono dure per Akragas.

Nel 480 le forze akragantine comandate da Terone (alleato col genero, Gelone di Siracusa), ottennero una memorabile vittoria nella battaglia di Imera. Questa data segna per la città un periodo in cui, alla sicurezza militare e all'accresciuta ricchezza, si accompagna un rinnovo dell'urbanistica e nello stesso tempo si pone mano alla splendida serie dei templi che rese famosa Agrigento nel mondo. I resti di questi templi costituiscono il complesso monumentale più celebre che la civiltà greca abbia lasciato fuori di Atene.

Verso la fine del secolo riprese l'ostilità Cartaginese: Akragas fu espugnata e subì saccheggi e devastazioni. La ricostruzione iniziò subito e raggiunse un ruolo vivacissimo, alla metà del secolo IV a. C., nella riscossa dei greco-siculi sostenuta da Timoleonte.

Nel 255 fu occupata nuovamente e sottoposta a saccheggio e devastazione da parte dei soliti Cartaginesi, e nel 210 fu assediata dai Romani che mantennero l'occupazione della città per lungo tempo.

L'occupazione romana garantì alla città la tranquillità da attacchi esterni e nuove possibilità di commercio verso la penisola italiana e verso la stessa Roma. Con la scomparsa di Gela ed Eraclea, la città ebbe un ruolo commerciale senza concorrenza. Tra il IV e il III secolo a. C. e il IV‑V d. C., ad Agrigento si sviluppò una borghesia prospera e diffusa, con un tenore di vita non inferiore a quello del V secolo a. C., anche se, in questo periodo, non furono costruiti monumenti grandiosi.

Nella prima metà del V secolo, i Vandali, stabilitisi sulla prospiciente costa africana, con le loro incursioni ripetute, segnarono una contrazione dei commerci e provocarono esodi in massa, con l'abbandono di gran parte dei quartieri urbani. Sotto i Goti e nel primo periodo di governo di Bisanzio, si ristabilì una certa  serenità che tornò a grande vantaggio di Agrigento: ripresero gli scambi con intensità verso Roma e prosperò il vescovado.

In seguito all'insediamento islamico nell'Africa del nord nella metà VII sec. d.C., la crisi si ripresentò  fin quasi a venir meno il traffico commerciale marittimo; le coste furono battute dalle incursioni piratesche alla ricerca di bottini.

 Fu in questo periodo che gli abitanti abbandonarono le case entro le mura della città antica e si trasferirono sul lato occidentale della collina, ove è situata la città odierna, al riparo dal mare; le abitazioni furono in prevalenza trogloditiche.

Nell'827 i Musulmani occuparono Agrigento. La necessità di scalo a fini militari, oltre che commerciali, suggerì la valorizzazione della città. L'Africa, tornata a prosperità economica, chiedeva derrate, ortaggi, legname e Agrigento, ancora senza concorrenti, canalizzava i prodotti del vasto retroterra. Inoltre, dal punto di vista militare, la città possedeva un'ottima posizione.

Questi eventi portarono a un largo e rapido incremento demografico e urbanistico del quale fu investita la collina ove è oggi l'abitato, ed era il borgo trogloditico, che venne a costituire il rabad (suburbio) dominato dal hisn (città murata). Anche l'antico porto-emporio non fu riadoperato a causa dell'insabbiamento e delle attrezzature oramai rovinate.

Il nuovo porto sorse nei luoghi dell'odierna Porto Empedocle, al riparo di una insenatura. Qui fu il “caricatore” di Agrigento, a lungo interessato dal fitto commercio di cereali e, dal secolo XIX, da quello dello zolfo.

Sotto i Musulmani, Agrigento divenne la seconda città di Sicilia, anche se ben lontana per movimento e popolosità da Palermo. La città fu la sede dei walì di Sicilia; fu l'emporio degli scambi fra Occidente e Oriente islamici, fra paesi musulmani e cristiani del Mediterraneo; fu porto del grano e del sale: attorno a queste esportazioni si creò un vasto e vantaggioso giro di attività.

Sotto il governo musulmano la composizione etnica e religiosa era costituita da una minoranza di tipo berbero maghrebino e da una netta maggioranza di Musulmani e così si mantenne fino allo scorcio del secolo XII con l'avvento dei Normanni. Negli ultimi anni della dominazione musulmana in Sicilia, Agrigento fu al centro di una delle vaste signorie in cui fu divisa l'isola: quella di Ibn al-Hawwás e quella di Ibn at-Thum nah, signore di Siracusa Noto e Catania.

Agrigento non risentì negativamente, sul piano commerciale, dell'occupazione da parte dei Normanni, in quanto vi fu una pronta ripresa degli scambi con l'Africa e col Nord dell'Italia. In tale periodo Ruggero I costituisce il vescovado e lo affida a un consanguineo, il monaco Gerlando.

A metà del secolo XII il geografo Idrisi magnificava la ricchezza di Agrigento, e il grande movimento nel porto. Una crisi si manifestò nel 1100, con la lotta fra cristiani e Musulmani, risolta da Federico II con il trasferimento forzoso dei secondi che incise sul piano economico-sociale in quanto vennero a mancare validi artigiani utili allo sfruttamento delle risorse locali; si arrestò l'edilizia e Agrigento si presentò immiserita. I maggiori profitti delle poche esportazioni andarono a mercanti forestieri.

Il feudalesimo ebbe una vasta diffusione nel territorio, e creò un ristretto ceto dominante in città ai primi del secolo XIV, quando, nei paesi socialmente avanzati, il regresso sembrava annunciarne la scomparsa almeno nell'ambito cittadino.

La decadenza investì pure il porto. Federico II costituì un fondaco a Licata e sui luoghi dell'antica Gela fondò Terranova. Fu così che il retroterra nisseno perse ogni importanza.

Da quando Carlo V allargò e munì il porto nel VXI secolo e fino al XVIII secolo, la città non presentò avvenimenti storici di rilievo, se non sul piano sociale e commerciale.

Si ebbe uno scarso sviluppo demografico e urbanistico. La città si restrinse entro l'antica parte murata, costituita da fitte, meschine e irregolari abitazioni. Non si ebbe neppure un adeguato impegno architettonico: il barocco, che nell'isola ebbe apprezzabili manifestazioni strutturali e figurative, si riduce qui in taluni portali, in elaborazioni prive di convinzione. Nel porto, accanto a quello edificato sotto Carlo V, un nuovo molo fu portato avanti a metà del secolo XVIII: come materiale ebbero largo impiego i massicci parallelepipedi del maggiore tempio della città antica, quello dedicato a Giove.

Un momento di attivo risveglio investì nel secolo scorso Porto Empedocle per l'esportazione dello zolfo. I grandi utili però andarono alle grosse compagnie forestiere; mentre sul luogo le occasioni di lavoro nelle miniere furono male remunerate e tormentate da disagi infiniti e da ripetute perdite di vite umane.

 

 

 Sk

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