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Escursione 09/01/2005: Siracusa, parco archeologico

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  Nino Calarco: webmaster, ideaz. progettaz. fotografia

 

Parco archeologico Neàpoli SR: il teatro greco. Il teatro, interamente scolpito nella viva roccia verso l'inizio del V sec. a.C., è uno dei più grandi del mondo greco con un diametro di m. 138,80.

Secondo Sofrone, mimografo siracusano vissuto verso la fine del V secolo a. C., l'architetto di questo primo teatro fu Demokopos.

  

L'isolotto di Ortigia di Siracusa agli albori della civiltà fu certamente sede di un villaggio indigeno e sicuramente una stazione fenicia per la sua posizione strategica dal punto di vista difensivo e commerciale.

Secondo Tucidide, tra il 740 e il 733 a. C., una colonia di greci, guidati da Archia, della famiglia dei Bacchiadi di Corinto, fondò Siracusa, seconda colonia magnogreca della Sicilia, valorizzando, in modo particolare, le caratteristiche inerenti alla sua posizione.

Il toponimo di Siracusa pare derivi da Syracousai, termine col quale veniva designata la parte della città costruita sulla terraferma che gli studiosi mettono in relazione con il nome Syrako col quale veniva identificata la palude, allora formata dal fiume Anapo.

Per alcuni storici il nome potrebbe essere di origine fenicia e significhi "Roccia dei gabbiani", per via della sua costa calcarea e frastagliata.

Intorno al primo ventennio del V secolo, sotto il dominio di Gelone, Siracusa subì profondi rimaneggiamenti: l'agorà venne traslocata sulla terraferma verso il Porto Piccolo; fu innalzato il grandioso tempio in onore di Atena sul posto dove adesso sorge il duomo; si intrapresero lavori di edilizia nella parte superiore di Acradina che prese il nome di Tychè per la presenza del tempio della dea Fortuna, e nell'altopiano roccioso del colle Temenite dove fu costruito il teatro.

Al quartiere venne dato il nome di Neàpolis (città nuova); esso fu dotato di mura e con il bottino ricavato dalla battaglia di Imera fu innalzato un tempio a Demetra e Kore, mentre il santuario di Apollo (temenos), si trovava sul pianoro al disopra del teatro.

Oggi i monumenti archeologici della Neàpoli sono stati incorporati in un grande parco e comprendono: l'anfiteatro romano, la chiesa e la piscina di San Nicolò, l'Ara di Gerone, la piazza porticata, il teatro greco, la terrazza sovrastante il teatro, il Mouseion, la via dei Sepolcri,  la latomia del Paradiso (latomia=cava di pietra; Paradiso=giardino, parco), l'Orecchio di Dionisio,  la grotta dei Cordari, la latomia di Santa Venera,  la necropoli Grotticelle, dove si trova la tomba falsamente attribuita ad Archimede.

Una serie di viali collegano tra di loro questi monumenti.

E' un parco straordinario, non solo per la quantità e qualità dei monumenti, ma anche per gli ampi spazi verdi, in aggiunta a quelli dei profumati agrumeti, da tempo impiantati nelle latomie.

Il Teatro greco

Il teatro costituisce il fulcro di tutto il complesso, per la particolare bellezza della cavea, non costruita ma scolpita nella viva roccia della conca naturale del colle, secondo una visione d'arte ed una tecnica che suggestionò gli architetti romani dell'anfiteatro.

A ciò si aggiunga l'importanza che il monumento rappresenta per la storia dell'architettura teatrale e della scenotecnica antica.

La prima struttura dell’edificio teatrale aveva una scena assai primitiva realizzata in legno collegata al culto di Pan e delle ninfe che venivano onorati in quella località.

Comunque il teatro di Epicarmo, poeta della commedia dorica siciliana, nei primi decenni del V secolo, era probabilmente di forma trapezoidale allargata; mentre il secondo teatro, dell'architetto Damocopo, databile fra il 476 ed il 470 a. C., che lo concepì assai probabilmente su suggerimenti tecnici di Eschilo, pur conservando la pianta antica, rivela particolari accorgimenti per la scena la quale risponde agli interessi drammatici e comici di Siracusa.

Nella scena siracusana è sempre presente la possibilità di spostamenti di macchinari e di fondali, appunto necessari per le rappresentazioni di tragedie e di commedie.

Questo teatro, con una prima cavea scavata nella roccia, era forse capace di contenere da tre a quattromila spettatori, mentre quello semicircolare di età timoleontea (seconda metà del IV secolo), conteneva almeno seimilacinquecento spettatori.

L'ampliamento maggiore dell'edificio teatrale avvenne verso il 230 a. C. sotto il tiranno Gerone II, quando la cavea, allargata fino all'attuale sommità con la possibilità di aggiungere anche impalcature, riusciva ad accogliere quindicimilacinquecento spettatori.

La bellissima scenotecnica del più antico palcoscenico ligneo del teatrino mobile del VI secolo è stata ricostruita dai critici:

-     nella scena di età eschilea veniva utilizzato un complesso sistema di fosse sceniche e di corridoi per manovrare dal basso le quinte dipinte, le apparizioni degli attori raffiguranti le divinità degli inferi, le ombre dei defunti;

-     in età timoleontea veniva utilizzato un palcoscenico mobile;

-     in età geroniana il teatro aveva, invece, una fronte scenica stabile;

-     nella successiva età romana veniva utilizzata una scena in marmi policromi.

 

Durante il periodo romano si ebbero dei riadattamenti a cominciare dal I secolo d. C., quando furono apportate  piccole modifiche nella scena.

Verso la fine del II secolo d. C., fu avanzata la scena col proscenio fino a metà della cavea e create quelle gallerie o confornicationes che permettevano di effettuare un rapido deflusso degli spettatori secondo l'uso romano;

Infine, nel IV secolo d. C., fu sistemata la naumachia, cioè una palizzata che circondava l'orchestra e permetteva a questa di diventare un vero bacino di raccolta delle acque, in cui erano predisposti giochi mimici o pantomime ed anche finte battaglie navali o rievocazioni di episodi particolari della storia.

L'anfiteatro romano

Durante l'età romana gli edifici degni di nota erano il ginnasio, che continuò sull’onda di quello ellenistico, il foro che sorgeva dove era situata la vecchia agorà ellenistica in Acradina, e l'anfiteatro, imponente edificio ellissoidale, circondato nell'arena da un muro sufficientemente alto e con una vasca rettangolare al centro per il deflusso delle acque.

Su questo muro del podio dell'anfiteatro sono state rinvenute delle iscrizioni databili intorno al III secolo d. C. Pertanto se non contemporaneo al periodo augusteo è da ritenerlo di età neroniana, poiché si ha notizia che proprio in questo periodo fu concesso ai siracusani di incrementare il numero dei gladiatori.

 

L'ara di Gerone II

Si deve al tiranno Gerone II la costruzione della grandiosa ara per i pubblici sacrifici, lunga uno stadio (metri centonovantotto) e larga quasi ventitre metri con due ingressi alle estremità per far salire le vittime, decorata in alto da una cornice con grondaie leonine e da telamoni ai lati di uno degli ingressi.

Davanti all'edificio erano dei grandiosi propilei o portici di accesso, secondo una moda diffusa nell'architettura classica ed ellenistica, recentemente identificati, che hanno dato interessanti elementi per la storia dell'ara e per la storia, soprattutto religiosa, di Siracusa.

Di essa rimane solo la parte inferiore scolpita nella viva roccia mentre i massi che costituivano la parte superiore furono sottratti dagli spagnoli, nel XV secolo, e utilizzati per la fortificazione delle mura di Ortigia.

La Latomia del paradiso

E’ un’antica ed enorme cava, profonda 25‑45 m. Sul lato nord è in gran parte coperta per il crollo della volta e fra gli enormi blocchi del crollo esplode una lussureggiante vegetazione.

Il nome deriva dal greco: latomia=taglio pietra; paradiso=giardino, parco

Queste cave si svilupparono al margine meridionale della città antica, fornivano il materiale con cui furono costruiti i monumenti siracusani.

 L’interesse maggiore di questa cava è rivolto alla grandiosità  dell’ambiente  della grotta detta “Orecchio di Dionigi” e della “Grotta dei Cordari”

 

L'orecchio di Dionisio

E' una grotta artificiale, lunga m. 69, larga 6-11 m., alta 20-23 m. Le pareti della grotta salendo si  restringono e in alto terminano quasi ad arco acuto.

Il nome gli fu affibbiato dal Caravaggio, in visita a Siracusa, per via dalla forma dell’ingresso che ricorda vagamente il padiglione dell condotto uditivo dell’orecchio umano.

Questo avvenimento ampliò la leggenda secondo cui il tiranno Dionisio avesse utilizzato questa grotta come carcere al fine di poter udire da una fessura posta in alto le conversazioni dei prigionieri anche a bassissima voce, in quanto la grotta possiede la proprietà di ampliare l’acustica in modo notevole.

La Grotta dei Cordari.

Subito accanto all'Orecchio di Dionisio si trova la la grotta dei Cordari, così detta per via di quella tradizione secolare secondo cui alcune famiglie siracusane  conservavano il diritto di fabbricare corde secondo l’antica tradizione.

Infatti la grotta detiene tutte quelle proprietà particolari di umidità presenza di acqua ed un’enorme profondità planimetrica che ben si adattano alla produzione di tali manufatti. 

La grotta del Ninfeo

La terrazza soprastante il teatro è limitata alle spalle da una parete calcarea dove si trovano numerose grotte artificiali che secondo alcuni studiosi facevano parte del Mouseion del teatro.

Una delle grotte che si trova al centro della terrazza è detta "La grotta del ninfeo". Il nome deriva dalla presenza di una cascata all'interno di essa alimentata  tutt'oggi da un ramo delle acque dell'antico acquedotto greco scavato nella viva roccia, detto acquedotto Galermi.

 Questa grotta inizialmente era ornata da statue che rappresentavano le muse.

La via dei sepolcri

La via che si trova sul lato ovest della terrazza soprastante il teatro, è ricavata nella strada di accesso al teatro tagliata in trincea nella roccia tra due pareti.

Nelle pareti laterali  sono ricavati i loculi e incavi votivi di origine greco-bizantini e caratterizzati da figure e rilievi.

 

 

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